ROCCHETTA DI PRENDÈRA




22/07/2012 con Giuliano




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 4,30
ore 7,00
m. 1000
EE gli omini segnano la salita finale
Tabacco foglio 25


Il gruppo Rocchette-Becco di Mezzodì prolunga lo spartiacque naturale della Croda da Lago e precipita poi sulle verdi alture che si abbassano alla Forcella Roan. Spartiacque che si erge con nuovo e più potente slancio, incatenandosi poi ai primi contrafforti del Pelmo, ma questo è altra cosa. Le Rocchette sono conosciute soprattutto come meta invernale, solo ora attirano l’attenzione del più attento escursionista, ipnotizzato anche dalla bellezza delle aree sottostanti. In contrasto ai sentieri molto battuti, troveremo ben poche tracce che arrivano sul culmine di questo anfiteatro roccioso. Qualche omino, se abbiamo gli occhi ancora buoni da individuarli e arriveremo in ogni caso, visibilità permettendo, perché la progressione non oppone grossi problemi. Con fatica, questo si, perché da qualsiasi parte si avvicini, distanze e dislivello non sono da sottovalutare.

Percorso: qualche tornante sotto il Passo Staulanza (versante Val Fiorentina), notiamo il grande spiazzo sassoso dove lasciare la macchina (m 1663, indicazioni per la Malga Fiorentina e il Rifugio Città di Fiume). Oltre la sbarra dunque, c’incamminiamo per la strada bianca che approvvigiona i siti appena citati (sentiero 467). Tra i pini, con qualche svolta doppiamo la Malga Fiorentina (m 1799), costituita da pascoli in gran parte boschivi che richiedono interventi di pulizia e ampliamento. Ancora oggi le “Regole cadorine” si attivano alla salvaguardia dei boschi, al miglioramento dei pascoli e delle malghe, i sentieri e il recupero di tutto il territorio interessato. Proseguiamo con modica pendenza fino ai terrazzamenti superiori dove sorge il piccolo ma carino Rifugio Città di Fiume (m 1918, ore 0,45). L’affluenza è buona, ci troviamo infatti su uno snodo importante dell’Alta Via n°1: tedeschi, francesi, olandesi e perfino rumeni sembrano ancora apprezzare questi lunghi itinerari a tappe, solo gli italiani prediligono la toccata e fuga. Chi non mastica l’inglese, ha meno speranze di poter dialogare con gli altri avventori. Il sentiero 467 parte poco più in basso, nei pressi del tornante, ma possiamo accorciare dal Rifugio per tracce che salgono i prati fioriti e s’innescano quasi subito sul tracciato principale. Si costeggia il lato occidentale del Col de la Puina, con qualche saliscendi e ancora all’ombra delle piante. Già identifichiamo le montagne che abbiamo intorno, compresa la nostra meta. Attraversiamo un bel prato arieggiato che invita a deviare sulla destra per ammirare anche i colossi cadorini (Forcella del Col de la Puina). Di nuovo tra i pini, con andamento sinuoso, caliamo ulteriormente incontro alla Forcella Roan (m 1999, ore 1,30). Le bestie al pascolo, padrone incontrastate di questi prati, osservano noncuranti il continuo passaggio di pedoni e biciclette. Qui raccordano anche i sentieri provenienti da San Vito e Borca di Cadore. S’arranca il pendio successivo, recuperando presto i metri perduti pocanzi. Il sentiero spaccato dalle vacche e dagli scoli d’acqua, richiede un costante controllo dove s’appoggiano i piedi, ma gli occhi devono anche guardare il panorama che si fa più largo e sorprendente. Il Mondeval e le Rocchette sopra la stessa Conca di Prendèra, non possono che addolcire i nostri pensieri. Raggiungiamo la Malga (m 2148) e prolunghiamo tra i massi posati sui prati. Dove il Becco di Mezzodì si unisce alla lunga catena delle Rocchette, notiamo un intaglio favorevole poi per la discesa veloce. Noi continuiamo dritti e con fatica, fin sulla Forcella Col Duro, che apre nuovi orizzonti e buoni motivi per sostare (m 2250, ore 2,40). Il Col Duro è il collinotto erboso alla nostra sinistra, che con il suo prolungamento meridionale, sembra sostenere l’intera conca di Prendèra. Il Becco di Mezzodì mostra il suo lato meno attraente, già vediamo tuttavia, una differenza di slanci verticali con le vicine scogliere delle Rocchette e risulta sempre più evidente una volta aggirato il versante opposto. Arriviamo in venti minuti sulla Forcella Ambrizzola a m 2277, importante snodo di sentieri e di gruppi montuosi. La gente vi arriva soprattutto dal Rifugio Palmieri e qui conclude la giornata esplorativa, dominando davvero le montagne circostanti. Lasciamo la calca del sentiero 436 dunque, seguendo la traccia che taglia orizzontalmente le prime ghiaie della grande frana che caratterizza il Becco di Mezzodì. Gli omini ci sono e vanno seguiti con attenzione, poiché i segni di passaggio si fanno a tratti confusi. Cala nella direzione della barriera grigiastra che abbiamo davanti. Contorniamo tutta la colata di macerie, quasi alla base, dove cominciano i primi tratti erbosi. Non lasciamoci intimorire dalla esiguità della traccia, il percorso sempre facile e intuitivo, stimola ad insistere e andare avanti su questo terreno davvero particolare. Passiamo tra i massi, usciamo in un ambiente più aperto e sereno. Dopo l’ultimo omino posto sopra un roccione, la prosecuzione è lasciata all’intuito del singolo escursionista. Non vi sono difficoltà, basta puntare il pendio sassoso che abbiamo davanti e trovare la linea di salita migliore. Scoli d’acqua fluiscono tra lastre rocciose e l’erba migliore, siamo soli con la natura più bella. Guadagniamo la sella, giusto tra il Becco e la Rocchetta di Prendèra. A sinistra, alcuni gradini rimontano il terrazzamento di macerie e terriccio rosso, oltre il quale vediamo il prolungamento alla cima. Un breve abbassamento, poi gli ultimi metri alla croce che sono sempre i più belli. L’ansia lascia il posto alla gioia, come il terreno rosso alla pietra bianchissima (Rocchetta Alta o di Prendèra m 2496, ore 4,30).

Tempo totale salita ore 4,30.
Dislivello salita m 1000 circa.


Ritorno:sbrigativa e conveniente. Dalla cima dunque, torniamo indietro fino alla sella che collega le Rocchette al Becco di Mezzodì. Anziché scendere a nord lungo il percorso appena fatto, assecondiamo quella traccia visibile che, appena sopra una conchetta, si porta orizzontalmente fin sotto le rocce del Becco di Mezzodì. Ci affacciamo sull’intaglio visto durante la salita alla Forcella Col Duro. Ora, seguendo gli omini ci abbassiamo sulla destra, alla base della parete. La traccia incerta sembra puntare la stessa Forcella Col Duro, è preferibile a questo punto scendere diretti sulle ghiaie facili, fino ai prati e al sentiero 436, appena sopra la Malga Prendèra. Poi alla macchina per la strada che già conosciamo (ore 2,30 in tutto).