CASTELLO di MOSCHESÌN




Sabato 31/08/2013 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 4,00
ore 6,30
m. 1500
EE 1°sup. solo un breve camino
Tabacco foglio 25


Montagna severa e affascinante, da guadagnarsi però con fatica e determinazione. Domina gli antichi pascoli del Moschesìn, ora invasi da alberi e mughi e dall’altra parte, con più distacco, le oasi di Prampèr incluse dentro il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. La Casera de la Róa è un tassello importante della nostra gita, anche se ai giorni nostri appare come un gioiello messo in un cassetto. Soprattutto al ritorno, quando il più è fatto, troviamo il tempo per sederci al tavolo e dissetarci con l’acqua preziosa della sua fontanella. Si osserva il fiume di ghiaie e massi che sfoga dalla Forcella Larga, caratterizza fortemente il catino superiore e tutta la valle occidentale fino quasi alla strada per il Duràn. Segna la via all’escursionista, che una volta raggiunta la Forcella stessa è disorientato dalla fatica e dal caos di massi e cerca subito la direzione giusta incontro al Castello di Moschesìn. Evidente e segnata per fortuna, cosa fondamentale per noi camminatori della domenica, stimolati così ad andare avanti. La salita finale è alla nostra portata, se sappiamo muoverci con sufficiente disinvoltura sui terrazzamenti franosi, con movimenti cauti, senza pregiudicare la sicurezza di chi sta sotto. Allora sarà pure divertente affrontare anche qualche passaggio in arrampicata, sentendoci all’altezza della situazione.

Percorso:
il parcheggio Le Vizze si raggiunge tre chilometri dopo l’abitato La Valle, in direzione Passo Duràn. Una stradina di sassi, piuttosto dissestata, affianca la principale per cinquanta metri ed entra nel bosco fino allo spiazzo, subito dopo un ponticello, dove si lascia la macchina (circa trecento metri). In entrata, un minuscolo cartello indica il nostro percorso (m 1048). Dal parcheggio, andiamo oltre il divieto di transito e percorriamo la stradina che affianca il torrente Missiàga. Subito ripida e per questo asfaltata, ha bisogno di qualche tornante per smorzarne la traiettoria. Passiamo un paio di radure e casette ristrutturate, attraversiamo il corso d’acqua e con altri due tornanti rimontiamo i prati dov’è posta la Casera de la Róa (m 1436, ore 0,45). Per ordinanza del sindaco questi siti rimangono chiusi e solo su richiesta è possibile disporre delle chiavi. Per adesso accontentiamoci di scattare fotografie e usufruire della fontanella, i cacciatori locali intanto, si adoperano per le pulizie esterne e lo sfalcio dell’erba. Seguiamo dunque l’innesto con l’Alta Via n°1 sul sentiero 594. Le nuvole spesso ristagnano basse sulla vallata fin dal mattino, nascondendo le montagne ed è impossibile orientarsi. Si può solo seguire la traccia, prima dentro il bosco, poi paralleli al fiume di sassi il cui letto cola direttamente dalla Forcella Larga. Guadagniamo in altitudine, gli alto fusti lasciano posto ai mughi, seguendo gli omini troviamo il raccordo con l’Alta Via che proviene dalla Casera Càleda (indicazioni). Si prosegue all’incirca lungo il bordo delle ghiaie, la traccia è tormentata dal logorante movimento delle stesse e dall’erosione continua del terreno che ne muta lo svolgimento. Si procede bene tuttavia e raggiungiamo la macchia dei mughi addossata alle pareti. Un omino fuorviante sembra volerla aggirare sulla destra, conviene invece penetrarla direttamente con più disinvoltura. Siamo ormai all’imbocco del canalone e sfruttiamo l’ultimo pendio erboso scalinato. Il sentiero impenna e finiscono gli omini, tracce confuse sì perdono sul pietrame in continuo movimento. Si cercano gli appoggi più stabili preferibilmente sulla destra, ma è lo stesso una faticata che spacca le gambe. Ci consola saperlo veloce in discesa. Delle frecce rosse guidano la salita ma si agisce d’istinto cercando passo dopo passo il male minore. Oltre un restringimento, finalmente una conca dove la pendenza diminuisce e ricompare la traccia che ci accompagna all’uscita nei pressi di un piccolo larice (Forcella Larga m 2185, ore 2,45). Pareti e massi appaiono severi in un primo momento, il sole c’investe e risolleva il morale. Da un vicino masso con la scritta “Cima” e una freccia rossa, seguiamo ora una traccia vistosa che sale lungo il fianco orientale della Cima Pavia. La via è ottimamente segnalata ed incoraggia a proseguire lungo le solide rocce del versante settentrionale. Superato un intaglio vediamo il Castello e scendiamo lungo un paio di scivoli raggiungendo la bella Forcella Stretta. La nostra meta appare repulsiva e a grossi gradoni sovrapposti. Ne avviciniamo la base lungo una costola sassosa e qui arrampichiamo una prima fascia di rocce oblique che impegnano sul primo grado. Usciamo su un vasto ripiano detritico, allungando poi verso la fase seguente. Dall’avancorpo, agganciamo la mole possente del Castello di Moschesìn, appoggiandoci a dei crestoni con un traverso delicato ed esposto che andrebbe meglio evitato passando più bassi. Si supera poi agevolmente un canalino che sfiora il secondo grado (pochi metri) e giocando tra le crode si arriva all’omino della vetta felici come bambini (m 2499, ore 4,00).

Tempo totale salita ore 4,00.
Dislivello salita m 1500 circa.


Ritorno:Discesa alla macchina ore 2,30.