PALA ALTA




Sabato 18/05/2013 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 2,30
ore 4,15
m. 983
EE 1° faticoso con qualche tratto agevolato dal cavo metallico
Tabacco foglio 24


L’alternarsi delle stagioni esalta questi posti, si passa dai colori autunnali che incendiano il bosco al verde assoluto di una foresta amazzonica e nasce la voglia di visitarli. Frazioni come Bart e Tisòi sono gli avamposti avanzati per i nuovi pionieri che setacciano a fondo la montagna. I balconi delle case si aprono su quella cornice di crode baciate dal sole, che invita al lavoro e alla vita stessa meglio del caffè. La Pala Alta è uno dei tasselli fondamentali del ramo sud occidentale della Schiara. Si riconosce quel caratteristico cubone di pietra, conosciuto con l’oronimo di “Baréta del Prete” adagiato quasi sulla cima, sopra fette di montagna poste una sull’altra e inclinate di quarantacinque gradi. Sulla carta sono quote minori, avvicinate perlopiù dalla gente del posto, vincono l’insistenza del bosco e si affacciano poi sulla pianura bellunese e di sbieco anche verso le rocce interne, con inquadrature incoraggianti. Ma la Pala Alta rivela anche un finale a sorpresa, che va guadagnato prima di tutto e una veduta spettacolare sopra l’opposta Val de Piero e l’infinito paretone del Burèl, che giustifica la traccia sempre ben battuta. Spigolosa ed impervia come tutti i sentieri sulla Schiara, va salita con la giusta prudenza vista la ripidezza del tracciato e in presenza di neve può riservare davvero sgradite sorprese.

Percorso:si lascia la macchina al Pian de Fraìna (m 950) in mezzo al bosco, dopo aver percorso una stretta stradina asfaltata che parte dalla frazione di Bart (km 11 da Belluno). Non è segnalata, ma è anche l’unica che sale alle ultime case del paese, insistendo poi per altri quattro chilometri dentro la valle. Continuiamo a piedi oltre il divieto di transito, la pendenza è quella giusta per scaldare i muscoli delle gambe. Alti sopra la Val Gresàl puntiamo a nord, incrociando ben presto il percorso 510 che sopraggiunge da Casera Zoppa di Tisòi e arriva alla Forcella Costalunga. Dei volti scolpiti sulla pietra sopra un arco, sembrano metterci in guardia contro l’ignoto che ci attende. Cominciano i tornanti, ci alziamo con dinamicità tra formazioni rocciose affioranti. Lasciamo a sinistra una prima deviazione per la Chiesetta di San Giorgio e più su una seconda, segnalata da cartelli di legno: sentiero 516 per il Monte Perón e 590 per la nostra cima. Con più fatica ancora andiamo ora a sormontare la dorsale della spalla che unisce il Perón alla Pala Alta (Forcella di San Giorgio m 1302, ore 0,40), baciati dalla brezza della Val Cordevole. Ripartiamo lungo lo spigolo per una traccia ben marcata dai segnavia bianco-rossi, ma sempre assai ripida e a balzi. Un paio di questi (1°) sono facilitati dal cavo metallico. Ci appoggiamo sul versante meridionale della montagna, un canale sassoso si presenta davanti e dobbiamo risalirlo fino in prossimità di un antro sulla parete, buono in caso di pioggia. Un altro strappo ci porta ai piedi di un curioso roccione che strapiomba sopra la nostra testa. Attenzione a questo punto, trascuriamo la traccia che ne percorre pericolosamente la base, piegando invece a sinistra su per l’opposto costone (oltre ai segnavia poco chiari infatti, avrebbe senso disegnarvi una freccia rossa che meglio si presta ad attirare lo sguardo dell’escursionista). Contorniamo una fascia di rocce bianche e nere, attraversando un breve imbuto dove convogliano le slavine primaverili. Di nuovo paralleli alla roccia, cominciamo un’interminabile zig zag, avvistando già in alto la “Baréta del prete”: quella caratteristica formazione rocciosa sull’anticima che ricorda vagamente il vecchio copricapo dei preti. Questi scalini continui finiscono con appesantire le gambe anche usando i bastoncini. Tra i mughi ora, fino ad uscire ai piedi di una pala erbosa e poi su di nuovo a stretti tornantini, esposti a oriente. Questo lungo e snervante avvicinamento alla cima è, con l’intaglio finale che affronteremo tra poco, una caratteristica di questa ascensione. Accarezziamo finalmente la “Baréta del prete”girandovi intorno fino a sormontarla. Qui stacca e ha inizio la variante per la Pala Bassa e il “Viàz da Camòrz” che lasciamo agli alpinisti, noi raggiungiamo i due obelischi sull’anticima e caliamo con prudenza sull’intaglio sottostante che ci divide dalla cima principale. Un canalino agevolato dal cordino metallico, la roccia è buona e non ci sono problemi. Qualche metro a sinistra, seguendo i segnavia abbondanti e attacchiamo l’opposto pendio con una divertente arrampicatina sul primo grado (ottimi appigli). Di nuovo il ferro agevola un delicato e breve traverso, portandoci ormai a pochi metri dal punto più alto. Gli ultimi passi intimoriti, poiché si percepisce il vuoto impressionante sulla Val de Piero. Intricatissima e misteriosa, vi emerge la parete del Burèl con i suoi mille e passa metri a sfidare tutte le leggi della gravità. Nonostante si siano misurati su essa i più prestigiosi nomi dell’alpinismo eroico, il Burèl rimane sempre il re semisconosciuto delle Dolomiti Bellunesi. Verso sud, si possono solo immaginare la pianura e le Prealpi Trevigiane, sotto il solito mare di nuvole (cima della Pala Alta m 1933, ore 2,30).

Tempo totale salita ore 2,30.
Dislivello salita m 983.


Ritorno:Stesso percorso per la discesa ore 1,45.