PALAZZA ALTA




Giovedì 25/09/2014 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 4,00
ore 8,00
m. 1300
EEA via ferrata difficile e la lunghezza del percorso da non sottovalutare
Tabacco foglio 15


Ambiente integro, stupendo. Già percorrendo la strada che da Cencenighe porta a Bastiani, si ha l’impressione di entrare in un angolo isolato delle Dolomiti. Sano, ancora distante quel meccanismo irreversibile che accompagna l’arrivo del turismo di massa e spesso stravolge i piccoli villaggi e le teste di chi vi abita. I boschi sorreggono quelle muraglie argentate poco invitanti, che fanno da sipario al gruppo vero e proprio della Civetta. Dal 1981 è possibile lo scavalcamento anche grazie alla Via Ferrata Fiamme Gialle, che porta ad accedere con il suo sviluppo, alla quota secondaria della Palazza Alta di Pelsa. Il ritorno non proprio immediato e l’avvicinamento contorto, tengono però distante gli appassionati del genere, che preferiscono un percorso più gestibile e scontato. E sono forse queste stesse caratteristiche tutt’altro che negative, a fare in modo che questi luoghi si conservino tali nella loro asprezza primordiale. La montagna che non tutti vogliono, purtroppo.

Percorso:arrivati a Cencenighe, passiamo il ponte sul Cordèvole e le belle case di Avoscàn. Al bivio cominciamo a salire seguendo le indicazioni per la frazione di Bastiani e vi arriviamo oltrepassato il piccolo centro di Chenét. Il parcheggio è contenuto e a disposizione dei residenti, prendiamo in considerazione l’eventualità di dover lasciare l’auto fuori paese (m 971, tre chilometri da Cencenighe). Ci sono cartelli con i tempi di percorrenza e soprattutto dei rientri. Si parte lungo il ripido avvio del sentiero562, ancora stradina asfaltata per cento metri. Tra faggi e abeti si sale dove porta la strada, con la possibilità di abbreviare i tempi lungo un paio di scorciatoie datate e affiancate da mura di sassi. Evitiamo gli edifici di Bricoli m 1097, tagliando prima a sinistra nel bosco e ritrovando più in alto la strada sterrata presso il “Iàl dei Canèt” (m 1160) e il successivo “Pian Grant” (m 1230), oasi di pace con panca e griglie per cucinare. Ora abbandoniamo la strada definitivamente seguendo il 562 tra gli alberi. Ci sono pochi segni rossi ma la via è sempre riconoscibile, anche in autunno sotto un tappeto di aghi e fogliame. Sbuchiamo sul margine di una piccola depressione ormai vicini alle rocce e la passiamo senza problemi. Si sale poi un breve camino, arrivando al bivio che manda a sinistra la variante lungo i “Sech”. Noi proseguiamo per la ferrata e si susseguono una serie di lunghi traversi verso sud, che superano terrazzamenti tra i mughi e cenge anche esposte, facilitate dal cavo metallico. Sotto un antro e le rocce spioventi perdiamo anche qualche metro prima di agguantare il pulpito dove ha inizio finalmente la Via Ferrata Fiamme Gialle (ore 2,00). Vi si arriva già stanchi e questo la fa sembrare più difficile di quanto non sia. L’esposizione in ogni caso c’è tutta, siamo quasi sulla verticale del Cordèvole e dall’altra parte della vallata, prendono forma riconoscibile le Pale di S.Lucano, titaniche e più a destra la Cima di Pape. Un primo approccio ci porta sopra lo zoccolo iniziale della montagna, dove viene a collegarsi anche la variante facile. Si avvicina la parete principale camminandoci incontro, trovando nuovamente il fil di ferro. Due strappi difficili ancorati al solo cavo d’acciaio, interrotti a metà da una facile risalita per sentiero, ci portano sotto la vetta finale dove scegliamo se uscirne facilmente a destra, o insistere arrampicando fino alla fine. Si sbuca nei pressi del pulpito panoramico della Palazza Alta di Pelsa, tra erba e rocce un grosso sospiro di sollievo e ci si rifà gli occhi. In capo ad un intricato e basso labirinto verde che non preoccupa, ammiriamo a oriente quelle due Torri leggendarie (Torre Venezia e Torre Trieste) che sembrano sostenere le poderose fiancate della Val dei Cantoni e l’intero Gruppo della Civetta (m 2255, ore 4,00 dalla macchina).

Tempo totale salita ore 4,00.
Dislivello salita m 1300.


Ritorno:il piano inclinato ricoperto interamente di mughi, cala sereno ad oriente al Pian di Pelsa, incontro alle Case Favretti e alla Malga Pelsa che si lascia sulla destra (sempre sentiero 562). Si converge ben presto sulla praticata stradina 560 proveniente dal Rifugio Vazzoler, innalzandoci tra la vegetazione fino alla Sella di Pelsa. Si nota una prima invitante e consigliatissima deviazione a sinistra per il Monte Alto di Pelsa. Magari in altra occasione, studiando sulla carta un diverso e più semplice approccio. Il ritorno a valle infatti è ancora lungo e conviene non strafare, dosando le poche energie rimaste e risparmiare le gambe. Si asseconda invece, poco più avanti, la traccia segnalata che porta a scavalcare la Forcella Col Mandro (sentiero 567, m 2032), abbandonando definitivamente il sentiero che prosegue al Pian de la Lora. Ultima rampetta in salita prima dell’interminabile discesa. Ora il versante del Cordèvole, dopo qualche svolta aperta, diventa un canalone sempre più ripido e angusto. Il sentiero lo aggira a sinistra su cenge a volte esposte e protette dal corrimano. Già dentro il bosco, sbuchiamo sulla radura dove è collocata la Casera Col di Mandro (m 1844). Incontriamo finalmente altri esseri umani, intenti a cucinarsi la carne ai ferri, con il profumo che c’è nell’aria è veramente impossibile perdersi. Sono saliti da Cencenighe per mangiare e passare la giornata in compagnia e non potevano trovare posto migliore. Ancora giù per il bosco, il sentiero a volte ripido passa il nucleo di case di Collàz, poi su strada asfaltata a sinistra, si risale brevemente alle poche case di Bastiani e alla macchina (ore 4,00 dalla cima).