MONTE CAVALLINO




Sabato 16/06/2012 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 3,40
ore 6,10
m. 1100
EE 1°inf. qualche breve strappo aiutati dal cavo metallico
Tabacco foglio 17


Montagna ai confini del bellunese e dell’Italia stessa, la più alta sulla lunga linea di cresta che ci separa dall’Austria. Marmi chiari dalle bellissime venature compiono quell’ultimo salto verticale dai ghiaioni sottostanti. Tutto il resto è verde: dalle antiche conche glaciali ai boschi stupendi del Comelico che arrivano al fondovalle. L’ultima domenica d’agosto, le genti delle opposte vallate si ritrovano sotto la grande croce della cima per stringersi la mano e assistere alla messa che viene celebrata in entrambe le lingue. Rito portato avanti da molti anni ormai, simboleggia una pace ritrovata dopo la Grande Guerra e il ricordo dei soldati che in questi luoghi hanno perso la vita. Poco dopo l’inizio delle ostilità (luglio 1915), il Quarto Corpo d’Armata Italiano lanciò invano due offensive contro gli Austriaci trincerati in questo tratto di confine, cercando di aprirsi un varco e dilagare poi sulla Val Pusteria. Le trincee sono rimaste fino ai giorni nostri e corrono un po’ dappertutto, oscurando o impreziosendo la bellezza del posto. Sono luoghi aperti e distensivi, dalla Forcella Cavallino siamo stimolati a curiosare lungo tutto il pendio che avvicina la Pitturina, godendo oltretutto di un panorama ammaliante.

Percorso: dopo circa sei chilometri da Santo Stefano di Cadore, tra i paesi di San Nicolò e Candide, la strada sembra voler entrare in Val Digon. Disegna una curva accentuata e se ne esce riprendendo la direzione del Passo Montecroce Comelico. Proprio all’altezza di quel gomito, in località Sega Digon, entriamo tra le poche case e prendiamo diritti l’interno della valle (indicazioni). Giunti ad un primo bivio, teniamo a sinistra e passiamo la chiesetta dedicata alle vittime di Cima Vallona (attentato dinamitardo avvenuto il 25 giugno 1967 da parte di gruppi terroristici che rivendicavano l’appartenenza dell’Alto Adige al SudTirolo Austriaco). Affianchiamo il torrente Digon fino in località Pian d’la Mola dove si apprezza il lavoro di convogliamento dei corsi d’acqua (ancora indicazioni). Continuiamo dritti su fondo sterrato ma sempre ben tenuto, fino al seguente ponticello in località Tabeli o Muntaneli dove piazziamo la macchina (m 1588, sette chilometri da Sega Digon). Su per la strada bianca che serve la Casera Pian Formaggio, interdetta giustamente ai veicoli a motore. La pendenza è ideale per scaldare i muscoli delle gambe. Dopo un ultimo largo tornante appena fuori del bosco, arriviamo alla Casera accolti dallo scampanellio delle bestie al pascolo (m 1802, ore 0,40). Oltre le stalle, il sentiero 145 sale fino al vicino ex Rifugio Cavallino nei pressi del quale un crocicchio indica la direzione da seguire. Tagliata una fascia di pini dove la traccia è confusa per il passaggio delle vacche, sbuchiamo in un grande prato interessato da scoli d’acqua. Vediamo in alto un altro paletto con le indicazioni, memorizziamolo perché sarà il punto di raccordo durante la discesa (bivio Le Drotelle m 1975, a destra per la Ferrata D’Ambros e il Bivacco Piva, a sinistra per il Monte Cavallino). Per quest’ ultimo dunque, aggiriamo una costola ed entriamo nella Val Granda: un enorme pendio prativo che paralizza per la sua bellezza, appaga le fatiche, ci fa scattare immagini che portiamo poi a casa fieri di mostrarle agli amici. Ci teniamo piuttosto sulla destra, seguendo un sentiero sufficientemente marcato, i paletti sono indispensabili quando l’erba è più alta. Sotto il ghiaione ci si sposta dentro un altro catino adiacente. Passiamo al fianco di un grosso masso marmoreo dove è inciso un cavallo sul suo lato meridionale. Sembra sia opera dello scultore Pietro Andreis, quando nel lontano 1794 testava il marmo per gli altari della chiesa di Candide. Seguendo le frecce, attraversiamo diagonalmente le ghiaie guadagnando la Forcella Cavallino (m 2453, ore 2,30 dalla macchina). Posiamo lo zaino tra i cippi di confine e gli occhi sulle montagne austriache. Poco sotto, il Rifugio Filmoor e sul fianco un caposaldo della guerra. Puntiamo la cima ora, seguendo la traccia più alta che taglia i ghiaioni meridionali del monte, quasi alla base delle rocce. Con prudenza, perché in un paio di punti è franata, avviciniamo una cengia scavata dai militari che vince il breve sbalzo finale. Aiutati anche da un corrimano sbuchiamo sulla spalla, dove confluisce da sinistra il sentiero “Traversata Carnica”, aggiriamo un manufatto della guerra e scaliamo gli ultimi metri fino alla Croce Europa (m 2689, ore 3,40).

Tempo totale salita ore 3,40.
Dislivello salita m 1100 circa.


Ritorno: ridiscesi alla Forcella Cavallino, possiamo calare lungo il sentiero 145 fatto in salita e in un paio d’ore concludere alla macchina. Si consiglia però un percorso alternativo assai suggestivo e di gran respiro. Non vi sono difficoltà oggettive, ma la traccia (sentiero 160) flebile in alcuni tratti, va seguita con attenzione. Guadagniamo la linea delle trincee dunque e cavalchiamo tutta la dorsale verso la sottile cresta della Pitturina. Un posto assai ventilato, tra l’erba e le rocce che affiorano coloratissime. Da una parte e poi dall’altra superiamo speditamente i collinotti che precedono l’inizio delle rocce più consistenti della Pitturina. Una targa ed un enorme cerchio rosso brutto da vedere, segnalano l’inizio della Ferrata D’Ambros, è il momento di calare lungo i prati italiani (fino a qui ore 0,30). Prima alla base delle pareti, poi sui prati aperti chiamati Vanbariutu, ritroviamo la serenità del buon camminatore. Non possiamo rilassarci troppo però, perché i segnavia alquanto sbiaditi vanno individuati di volta in volta. La via di discesa appare comunque ovvia, lungo il vallone ai piedi della Pitturina, in basso si fa anche più evidente. Tra i fischi delle marmotte, costeggiamo un piccolo rigolo d’acqua e passiamo una zona di massi adagiati sull’erba. Sopra uno di questi, finalmente le indicazioni per la Casera Formaggio (m 2262). Si gira a destra dunque, calando spediti incontro ad una vegetazione più rigogliosa. Assecondiamo un paio di rientranze, superiamo un cancello per il bestiame e le poche acque del Rio Pian Formaggio, giungendo al bivio Le Drotelle incontrato all’andata (m 1975, ore 1,30 dalla Forcella Cavallino). Da qui, con il sentiero 145 scendiamo alla vicina Casera e di seguito alla macchina (ore 2,30).