MONTE BRENTONI




Domenica 29/05/2011 con Stefano




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 2,30
ore 4,30
m. 850
EE 2° due brevi strappi
Tabacco foglio 01


Salita che si può riassumere con tre aggettivi: poco faticosa, divertente e soprattutto panoramica. Sulla vetta del Monte Brentoni si rimane estasiati per quello che c’è dato a vedere. Non si può parlare d’arrampicata, poiché i gradini che richiedono l’uso delle mani sono pochi e discontinui. Anche l’escursionista, normalmente riluttante a questo genere di progressione, si diverte e arriva in alto senza la preoccupazione della discesa. Gli ultimi cento metri alla piccola croce poi, lungo quel profilo stretto, ma non da batticuore. Si scavalcano gli omini finali già con gli occhi a fuoco sulle montagne circostanti, insaziabili d’immagini belle che difficilmente si dimenticano.

Percorso: se proveniamo da Laggio di Cadore, risaliamo la lunga Val Pióva quasi fino al soleggiato Valico di Cima Ciampigotto. Trecento metri prima, all’uscita dalla saga dei tornanti, stacca a sinistra una laterale sterrata, chiusa al traffico da una sbarra (indicazioni per Forcella Valgrande). Il nostro punto di partenza per la salita al Monte Brentoni e sul lato opposto non manca lo spazio per il posteggio dell’auto (m 1776). Ci avviamo a piedi dunque, per questa stradetta militare dal fondo rinforzato, che conduce dolcemente sulle pendici del Col Rementera. Noi evitiamo la salita scartando a sinistra in prossimità di un bivio (tabella gialla con segnalazioni per Forcella Valgrande). Ci abbassiamo sensibilmente contornando il profilo dello stesso Col Rementera e giungendo in breve sui prati di Forcella Losco e ai ruderi di quello che doveva essere un magazzino militare. Allunghiamo dritti alzandoci oltre il sito appena citato, snobbando alcune tracce che partono sulla destra e la stessa mulattiera che porta più in basso alla Casera Losco. Riconosciamo un altro cartello giallo identico ai precedenti (sentiero 332) e c’infiliamo nuovamente all’ombra dei pini. Con pendenza crescente, ma senza eccessivi strappi, seguiamo il profilo della testata della valle. Affianchiamo uno steccato e finalmente stacca a destra la pista per la Forcella Valgrande. Noi proseguiamo per la nostra strada divenuta ora sentiero 328. In alcuni tratti fangoso e più avanti anche parzialmente franato, abbisogna di manutenzione. Tagliamo in costa lo stesso Monte Losco e i pendii erbosi fino alla Sella Ciampigotto (cartello giallo, ore 0,50). Siamo sotto la nostra montagna e attraversiamo tutta la parete sud pianeggiando lungo una cengia, ormai ai piedi delle rocce. Non è un vero e proprio canalone, quello che sale alla Forcella Brentoni e unisce il Monte omonimo alla vicina Cresta Castellati. Il sentiero 328 ne rimonta un primo conoide erboso e allungherebbe poi oltre un breve macereto incontro al lontano Bivacco Spagnolli, se alcune pietre non sbarrassero il proseguimento dello stesso, probabilmente inagibile. Noi continuiamo in salita seguendo i bolli rossi e su sentiero inequivocabilmente marcato fino ad un ripiano, spostandoci piuttosto sulla destra. Troviamo un grosso masso, che risalta per le sue dimensioni ed è un buon riferimento per chi vi transita (ore 1,30). Qui infatti, si dividono le due possibili direttrici alle cime del Brentoni: continuando dritti si raggiunge l’intaglio al fianco della Forcella Brentoni (bolli rossi) e superato un bel diedro inclinato si conquista la cima ovest del Monte. Svoltando a destra, saliamo diagonalmente la parete sud fino all’opposta spalla panoramica e per cresta direttamente sulla cima principale. Per chi ama accarezzare la roccia sono entrambe belle e divertenti, affrontate ovviamente col buon senso e la consapevolezza di dover superare un paio di passaggi sul secondo grado. Noi puntiamo la cima principale. Dal masso, affrontiamo a destra tutta la rampa inclinata che taglia nuovamente la parete sud del Monte. Omini e tracce portano dove si procede facilmente, stando attenti però a non smuovere il pietrame che rotola pericolosamente addosso a chi vi segue. Più in alto il terrazzo restringe, ma si passa sempre senza grossi problemi (un paio di scalini di primo grado non esposto). Occorre quel minimo d’attenzione, nell’appoggiare sempre i piedi dove le macerie non minacciano il nostro equilibrio e si rischiano ruzzoloni deleteri. Raggiunta la spalla orientale, gustiamoci un panorama davvero incoraggiante e prepariamoci al secondo tratto più articolato e divertente. Attacchiamo subito la roccia solida: un breve strappo di 1°sup. costringe all’uso delle mani. Il secondo spuntone va invece aggirato e rimontato verso destra (omino). Non ci resta che seguire il filo di cresta, sorpassando via via i gradoni che si alzano per un altro centinaio di metri. L’esposizione è contenuta, ancora uno strappo di 2° su roccia più che buona (passaggio chiave) e arriviamo sul punto più alto dell’intero Gruppo dei Brentoni (m 2548, ore 2,30 dalla macchina). Croce, libro di vetta e omini vari. Dirimpetto la Cima ovest, solo un metro più bassa e raggiungibile con un traverso piuttosto delicato su detriti instabili.

Tempo totale salita ore 2,30.
Dislivello salita m 850 circa.


Ritorno: stesso percorso.