MONTE TEVERONE




Domenica 06/06/2010 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 4,00
ore 6,30
m. 1250
EE 1°sup. forte esposizione sulla cornice finale
Tabacco foglio 12


Teverone difficile? D’inverno sicuramente, ma quale montagna non lo è. Certo tutte le valanghe convogliano sicuramente sul Vallone Valars, che siamo costretti a risalire. Ma noi, camminatori della domenica, ci andiamo i mesi caldi, possibilmente con il bel tempo e la neve ormai fusa. No! Il Monte Teverone non è più difficile di altre montagne dell’Alpago, altrettanto faticoso, questo si, ma non da scartare per questo. Da scoprire e da rilanciare direi. Le difficoltà si risolvono con qualche divertente passaggio di primo grado, anche esposto lungo le creste finali, ma certo non impossibile all’escursionista allenato. Un finale simile a quello del vicino Col Nudo, al quale il Teverone ha solo da invidiare pochi metri d’altezza in più, che non alterano però un panorama assolutamente spettacolare.

Percorso:
a Lamosano svoltiamo a sinistra e copriamo velocemente i due chilometri fino alla frazione di S.Martino. Passiamo tra le case, assecondando sempre la strada principale, che subisce un drastico restringimento. Si corre comunque bene, per boschi e prati e si spera solo di non incrociare qualche trattore che proviene in senso opposto di marcia. Un cartello, posto ad un bivio, segnala a sinistra per il Rifugio Carota e il Dolada, noi insistiamo dritti ancora un chilometro, giungendo finalmente in località Degnona (m 1102). La fine dell’asfalto e i divieti di transito, giusto nei pressi di una vecchia fontana, invitano al parcheggio dell’auto. Non ci sono grossi spazi a disposizione, cerchiamo di non ostacolare il passaggio dei locali. Le indicazioni ci mandano a destra lungo la sterrata sassosa che porta alla vicina Casera Vecia. Pochi metri e stacca sulla sinistra il sentiero 931, dentro il bosco (ancora indicazioni: Monte Teverone ore 4). Dritto in salita, affianca una rete e appaiono i primi segnavia bianco-rossi sugli alberi. Sapientemente disposti, non ci abbandoneranno mai fino alla cima. Intersechiamo una mulattiera e ancora dritti fino a sbucare in un piccolo canale di ghiaie, che risaliamo a destra (sinistra orografica). Quasi fino alle base delle rocce, che già si presentano possenti e ci obbligano ad un aggiramento ancora dentro il bosco. Zigzagando all’ombra delle piante, guadagniamo metri e sbuchiamo definitivamente al sole davanti un secondo muraglione e un’erta pala erbosa che ci consente di superarlo (attenzione se bagnata). Ne veniamo in capo, scoprendo un inconsueto balcone panoramico, oltre lo scollinamento ci appare l’intero Canalone Valars (fino a qui, ore 1,00). Il primo tratto lo facciamo ancora all’ombra delle pareti, fino ad un grosso omino, dove notiamo anche i resti di un vecchio ricovero. La traccia sale ora sui ghiaioni più faticosi, consigliamo lo spostamento a sinistra dove l’erba, benché ripida, consente un appoggio più stabile e proficuo. Finiamo, in ogni caso, con il raggiungere i grossi massi che vediamo in alto, quasi nel mezzo del canalone. Ancora su erba e ghiaie puntiamo i successivi pietroni con i segnavia bianco-rossi dipinti e accostiamo a destra, i primi scalini rocciosi. In piano, li attraversiamo tutti, ormai quasi a ridosso della lunga parete che discende direttamente dalla forcella. Su terreno vario tentiamo di raggiungerla, sfruttando anche le curiose formazioni longitudinali erose dal tempo. Dentro i canali più facili, sulla sinistra, i segnavia sono posizionati molto bene e anche avvolti dalla nuvola, riusciamo a progredire tranquillamente. Avallamenti e dossi e finalmente il ripido canale che porta sulla forcella. Innevato fino a tarda primavera, volendo, si evita arrampicando le roccette a sinistra, anche queste particolarissime e divertenti (1°inf.). Ci affacciamo infine sul vuoto assoluto, in quel poco spazio disponibile (ore 3.15). A destra verso la Cima della Busa Secca, il tratto più bello, quei dieci minuti di gioia che giustificano tutte le nostre fatiche. Passiamo le creste, una dopo l’altra, con cautela ovviamente perchè l’esposizione esiste e paralizza i movimenti. Un paio sul 1° facili e siamo alle croci, su quei pochi metri quadri d’erba che ci ospitano il tempo necessario (m 2328, ore 3,30).

NB: dalla forcella a sinistra raggiungiamo la più alta Cima del Valars (m 2345 in ore 0,30). Anche più esposta.

Dislivello salita m 1250.
Tempo totale salita ore 4,00.


Ritorno:lungo la via di salita in ore 2,30.