MONTE TOMATICO




sabato 10/04/2010 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 4,30
ore 7,15
m. 1350
EE giro molto lungo e faticoso
Tabacco foglio 51


Il Tomatico è montagna a sé. Non importa se è legato al Grappa da quella dorsale importante, percorsa anche dall’Alta Via degli Eroi. In prossimità del Peurna subisce quell’abbassamento naturale che interrompe una fluidità di cresta quasi perfetta. Tanto basta a dividere e scostare la nostra montagna dal resto del massiccio. Ci piace saperla indipendente. È comunque terreno di pascoli. Il versante più scosceso è lo stesso che ci apprestiamo a salire, dall’abitato di Carpen e si dimostra meno selvaggio del previsto. Fra le varie opportunità, sicuramente la più faticosa, tuttavia riscopriamo un mondo che non c’è più famigliare. Si notano dappertutto le vecchie fatiche dell’uomo: terrazzamenti sostenuti da mura a secco, ora invasi dagli alberi, un tempo fonti di sostentamento. Ed era dura davvero se si sfidavano pendii così erti, sfruttandoli, cercando di ricavarne di che vivere. Visitando le case di Croci, ancora non capiamo come abbia potuto cambiare così radicalmente, il nostro modo di vivere.

Percorso:
arriviamo alla frazione di Carpen (m 246, 130 residenti circa). Gli unici parcheggi sono appena sotto la piccola chiesa. Saliamo subito al fianco della stessa e con una pendenza preoccupante che rimarrà tale fino in cima. Subito oltre le case del paese, in località Boscoi, proseguiamo per strada erbosa e mura a secco, incontro al primo testone roccioso che sembra sbarrarci il cammino. Lo aggiriamo sulla destra, trovando i primi segnavia bianco-rossi e ormai dentro il bosco, ancora a destra, attraversiamo il letto asciutto di un piccolo corso d’acqua. L’ampio sentiero s’arrampica ora sulla sinistra orografica della Valle delle Buse Larghe. Passiamo sotto il cavo di un montacarichi, poi una sacra immagine di Sant’Antonio da Padova, appesa alla roccia benedice i nostri passi. Si continua tosti, la scarpata è ripida, ma il sentiero 850 segue sapientemente terrazzamenti e cenge lavorate. Sbuchiamo infine sulla rotabile sterrata che conclude alle case di Croci. Chiusa per fortuna al traffico, l’assecondiamo a sinistra e c’infiliamo a curiosare tra questi vecchi edifici rurali (m 540, ore 1,00). Posti in fila su una cengia erbosa, dominano tutta la valle del Piave. Alcuni pericolanti, altri ristrutturati, testimonianze preziose. Qui l’orologio si ferma e respiriamo arie d’altri tempi. Vorremmo temporeggiare, fermarci a lungo, ma abbiamo un obiettivo da raggiungere e ben più in alto. Seguiamo dunque le indicazioni “Monte Tomatico e Strada tedesca”, pianeggiando ci portiamo nel mezzo della valle, superando una sorgente e dall’altra parte in breve al bivio, dove arriva e s’innesta, una seconda alternativa da Carpen (ancora indicazioni). Siamo quasi sotto quei pinnacoli di roccia che notavamo anzitempo controluce. Comincia ora un’interminabile sequenza di tornanti ripidi e sassosi. Anche infossati a volte e pieni di foglie che possono risultare scivolose, dopo una pioggia. Uniche difficoltà del percorso. La scarpata è veramente ripida in alcuni punti, alleviata in parte dalla presenza degli alberi. Sempre paralleli al fondo della valle, più volte l’attraversiamo. Le deviazioni che possono portare fuori rotta, sono saggiamente ostruite con tronchi e rami. Notiamo però un grosso albero a terra, sicuramente non messo di proposito e s’intuisce oltre il proseguimento del sentiero. Infatti ritroviamo i segnavia e dritti, puntiamo un roccione che sembra la prua di una nave. Usciamo su un poggio erboso chiamato Pian della Signora e la sosta è d’obbligo (m 1153, ore 3,00). Ruderi di casere e stalle, anche queste costruite in un luogo che lascia a bocca aperta. Sopra una pietra esposta (attenzione), si contempla il Piave e il gruppo del Cesén. Seguendo il dosso erboso, a sinistra dei ruderi, aggiriamo la pozza d’acqua e troviamo una traccia che diventa ben presto nitida e inequivocabile. Allunghiamo a nord e con un altro paio di svolte guadagniamo finalmente gli alpeggi soleggiati della Malga Zoc (m 1311, ore 3,20). Un omino prezioso è utile al ritorno, ci ricorda l’imbocco del sentiero che s’infila dentro il bosco. Su prati arieggiati, andiamo in falso piano verso l’interno della conca e raggiungiamo i diversi edifici dove sopraggiunge anche il percorso dalle Stalle Paòda (sent. 844). Ai lati, le due dorsali si aprono a ventaglio e convergono all’apice dove luccica l’enorme croce di vetta. Lasciamoci portare dalla stradina sassosa fin sulla spalla orientale. Giusto sullo scollinamento troviamo la Casera Boèmia (m 1455) e una stazione meteo. Passiamo il cancello e in cresta raggiungiamo il punto più alto (m 1595, ore 4,30), stanchi e felici.

Tempo totale salita ore 4,30.
Dislivello salita m 1350.


Ritorno: giù lungo l’opposto spallone (cresta sud), seguendo il sentiero 841. Alla sella tra il Monte Tomatico e il Monte Santo (panca di legno e indicazioni), caliamo velocemente alle malghe sottostanti e a ritroso il tragitto dell’andata. Ci rifacciamo in discesa tutta la Valle delle Buse Larghe ritrovando il bivio che porta a Carpen, evitando la deviazione per Croci. Non è una scorciatoia vera e propria poiché i tempi sono gli stessi. Ripido fino ad uno spiazzo erboso e una casera, dalla quale si gode una bella vista su Croci e i boschi limitrofi. Poi per strada forestale, un paio di lunghi traversi prima di imboccare, a sinistra, l’ultimo sentiero (senza indicazioni, ma ovvio) che ci deposita in paese (ore 2,45 dalla cima del Monte Tomatico).