MONTE ZOGO




Sabato 27/03/2010 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 2,50
ore 4,20
m. 750
E
LagirAlpina 04


Il confine tra le province di Belluno e Treviso divide in due anche questo verde panettone. Dal suo culmine si studia il corso del Fiume Piave, la sua tortuosa e placida discesa alla pianura e al mare. Taglia tutta la piana bellunese con direzione Feltre per poi incunearsi tra le ultime importanti elevazioni pedemontane. Se n’esce infine sullo slargo di Pederobba puntando, senza più alcuna costrizione l’Adriatico. Sono montagne mansuete, addomesticate quando ancora si pensavano luoghi di streghe e già allora si vinceva la paura per sfruttarne i pascoli alti e la fienagione. Ora se ne occupa la Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane. Incuranti delle mode che elogiano l’estremo e le avventure di Indiana Jones, lo saliamo con un paio di scarpe da ginnastica lungo le stradine ombreggiate e magari con l’ombrello sullo zaino, se le nuvole appaiono minacciose. In fondo quello che desideriamo è vivere in pace con noi stessi e la natura.

Percorso:
dal centro di Segusino ci si alza (indicazioni per Milies) sopra i campanili e ci si addentra a nord, lungo la valle che sembra esaurirsi con la frazione di Stramare (km 3). Con alcuni tornanti ne risaliamo invece un secondo prolungamento, inoltrandoci ulteriormente fino al capolinea di Milies (m 686, sei chilometri da Segusino). Aperto e soleggiato nucleo di case, dipinge una bella conca altrimenti invasa dai boschi di faggi. Meta ambita dalle famiglie delle zone sottostanti, che salgono a cercare refrigerio quando le temperature estive si fanno insopportabili. Seconde case quindi, ma anche residenza fissa per altri. Esiste un bel parcheggio invitante con tavoli e panchine, ma conviene proseguire oltre il paese, poiché la strada lo permette. Si risalgono gli ultimi prati fino a uno slargo dove comincia lo sterrato e qui parcheggiamo l’auto, cercando di non occupare spazi riservati (m 736, 1 km, 15 minuti a piedi da Milies). Notiamo a sinistra delle indicazioni per il Monte Valina (ore 0,50 sul sentiero 1002). Scaldiamo i muscoli delle gambe, lasciandoci alle spalle ancora delle case fortunate. Andiamo verso l’alto in linea retta, tra le piante del bosco che regalano qualche scorcio sulla conca di Milies. Prima su cemento e poi su sterrato, la stradina si rivela accessibile ai fuoristrada. Finalmente un tornante e finalmente i cartelli con i divieti di transito. A destra, si guadagna in breve la dorsale chiamata Col da Fì, che si collega al Monte Valina (o Vallina) e lo andiamo a visitare. Ci colpisce il rustico appena prima lo spiazzo finale e ne invidiamo il proprietario. Persona privilegiata e ospitale, il suo amore per la montagna l’ha spinto a costruirsi la casa qui sopra, con tutti i sacrifici e le difficoltà che si possono immaginare. Davvero un bel posto (m 1067, ore 0,50 dalla macchina). Altri due piccoli edifici, al di là della cima, spaziano sopra Quero e la curva del Piave. Ritorniamo indietro e oltrepassiamo il punto d’uscita di prima. Assecondiamo la stradina (segnavia 1005) che passa un tavolo con panche e punta frontalmente il costone opposto al Monte Valina. Dopo un secco tornante abbandoniamo la strada che va a morire poco più avanti, lungo la Costa Miliana e saliamo a destra incontro a due casette appena ristrutturate (casere Col da Fì, m 1073). Varie direttrici s’intersecano più volte dentro il bosco e concludono in un alpeggio soprastante, nei pressi di un ricovero per pastori. Pascoli estesi che raggiungono e includono le varie quote circostanti, qualche pino qua e là impreziosisce il tutto. Puntiamo ora la Malga Val de Fora (m 1252) che vediamo in alto, oltre il profilo del monte. Le varie tracce che cerchiamo di seguire sono i solchi lasciati dalle bestie e non portano mai dove speriamo, tuttavia il terreno è facile e le vedute che si allargano incoraggiano anche i meno motivati. Senza raggiungerla si può passare più bassi a destra, ma in ogni caso si deve coprire il dislivello che manca alla cima del Monte Zogo. Oltre la Malga, si guadagna una quota ventilata dove sono appoggiati grossi cubi in cemento stampato, portati dagli elicotteri (m 1307). Si sentono voci su una futura installazione di impianti eolici. Passiamo una pozza d’acqua, una seconda gobba e ci appare ormai vicino, riconoscibile, poiché ricoperto d’alberi in tutto il suo versante settentrionale. Si unisce da destra, l’ampia traccia che sale dalla Malga Doc, appena sotto. Rimontiamo il pendio finale e guadagniamo finalmente il paletto della cima del Monte Zogo (o Monte Doc, m 1394, ore 2,00 circa dalla cima del Monte Valina). Anche qui analoghi cubi di cemento.

Tempo totale salita ore 2,50.
Dislivello salita m 750 circa, compresa la deviazione al Landrel.


Ritorno:possibilità di chiudere un anello, scendendo lungo il costone sud-est alla Forcella Zogo (m 1272) e per strade forestali alla macchina. Si rivela però assai monotono, visti i numerosi tornanti che calano a Milies. Consigliamo quindi di ritornare per il percorso d’andata, i tempi sono medesimi (ore 1,30).