PICCOLO LAGAZUOI




Domenica 21/07/2013 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 2,15
ore 5,00
m. 680
EEA via ferrata breve e facile. Torcia elettrica indispensabile dentro la galleria
Tabacco foglio 03


Vi troveremo parecchia gente nel periodo caldo, la neve scompare e lascia il posto alle comitive e alle corriere turistiche. La funivia fa il suo dovere e scarica poco sotto la cima del Lagazuoi Piccolo, tutte le persone che vogliono godere di quelle vedute da fiaba e magari di un pasto caldo presso il Rifugio in loco. È giusto che esista anche questa possibilità, non tanto per chi non vuole faticare, ma per coloro fisicamente impossibilitati a compiere un qualsiasi sforzo. Torniamo sempre con il solito quesito: fino a che punto è giusto sagomare la montagna per favorire l’approccio del turista sia italiano che straniero? Questi luoghi sono quanto di più caro possa offrire la provincia di Belluno, sono la storia, abbiamo combattuto a suo tempo per averli e bisogna continuare a combattere per salvaguardarne l’integrità. Se l’impianto di salita ha sminuito l’interesse escursionistico per la cima del Lagazuoi Piccolo, prendiamo in considerazione la possibilità di arrivarci lungo un vecchio tracciato di guerra riadattato e messo in sicurezza e la seguente discesa dentro la Galleria di mina italiana, anche questa quasi interamente recuperata, magari anche curiosando sulla famosa “Cengia Martini” prima del ritorno a valle. Un grande elogio va fatto ai volontari che, con il loro lavoro e il loro amore per la storia e per la montagna, hanno permesso tutto questo.

Percorso:non siamo mai sazi di luoghi come il Falzarego o la Valparola. Lasciamo l’auto sull’ampio parcheggio della funivia (m 2106) e ci mettiamo in marcia sulla strada terrosa che sale incontro alla Forcella Travenanzes (indicazioni abbondanti). L’abbandoniamo però quasi subito, piegando a sinistra, là dove un cartello segna per il “Sentiero dei Kaiserjäger”. In verità stiamo percorrendo un collegamento, che meglio si presta a chiudere poi l’anello prefissato. Il vero sentiero di guerra ha inizio dal Forte “Intrà i Sàss” e consentiva ai soldati austriaci di arrivare alle postazioni avanzate “Vonbank” e accedere anche alla vetta del Lagazuoi Piccolo, al riparo dal fuoco italiano. Dette postazioni si possono anche visitare, deviando però dal nostro itinerario (indicazioni). Proseguiamo altrimenti, superando una conca tra il pietrame e le ghiaie e scollinando la spalla occidentale del monte. Qui avviene l’innesto sul “Sentiero dei Kaiserjäger”, che punta decisamente il pendio erboso soprastante fino al contatto con le prime rocce. Passi ripidi e faticosi avvicinano la parete e indossiamo finalmente l’imbragatura col relativo cordino e moschettone (ore 1,00). Non si può parlare di via ferrata, il ferro aiuta a superare solo lo zoccolo iniziale e chi si ritiene esperto in questo genere di percorsi, eviterà probabilmente d’indossarla. L’esposizione esiste tuttavia e almeno i bambini vanno assicurati. Lo sguardo segue i profili tagliati del Sass de Stria e del Settsass: erano davvero una barriera naturale per fermare l’Esercito Italiano e per questo subito presidiati dagli Austriaci. Attacchiamo ora la nostra montagna, abbiamo davanti un canalone insidioso, che dopo un primo allungo, si dimostra invece facile e divertente. Segue una cengia con cavo corrimano e un ponticello che permette l’attraversamento di un intaglio sulla parete. La sistemazione di queste protesi, assolutamente affidabili, come lo stesso sentiero d’avvicinamento, evidenziano una gran cura e una manutenzione comune ai percorsi assai battuti come questo. Passiamo sul fianco di un foro, dove convogliano le acque di fusione e arriviamo alla galleria austriaca sulla Cengia Lagazuoi, visitabile con la torcia. Dai dormitoi dei soldati, la possiamo ispezionare arrivando alle feritoie che guardano il Passo Falzarego. Riprendiamo il sentiero alzandoci sul catino roccioso, dirimpetto la parete finale. Gli Austriaci, anche da qui tentarono in tutti i modi di liberare la “Cengia Martini” dal presidio italiano, che vi si era arroccato dal 1915, costruendovi un vero sasso nella scarpa. La mina esplosa il maggio del 17, buttò giù mezza montagna ma fallì nell’intento. Tralasciamo sulla destra, le gallerie che puntano la “Cengia Martini” e cominciamo la lunga salita diagonale che porta alla cima. Un’ascesa ripida e a strappi, facile nonostante tutto. Attraversiamo le lingue di neve che persistono nei mesi caldi, spostandoci sempre più a nord-ovest, quasi sulla verticale del Passo di Valparola. Qualche alto e basso su cengia più sottile ed esposta, usciamo infine sul pianoro cosparso di omini. A destra la croce, poco distante (Cima Lagazuoi Piccolo m 2778, ore 2,15 circa, dipende quanto siamo interessati alle opere di guerra che incontriamo lungo il cammino). Spaziamo lungo tutto il terrazzo sommitale, in compagnia delle persone salite con la funivia. Accerchiati dalle Dolomiti più belle, prendiamo la direzione del Rifugio Lagazuoi (m 2752).

Tempo totale salita ore 2,15.
Dislivello salita m 680.


Ritorno:la Galleria di guerra del Lagazuoi, ci permette ora di scendere eccezionalmente fin sulla “Cengia Martini” e di seguito alla macchina, chiudendo così un anello davvero insolito ed istruttivo. Dentro la montagna, bisogna passarci e capire cosa vuol dire costruire un’opera del genere. Immedesimarsi nello scavo continuo mentre fuori le cannonate scuotono e fanno vibrare la roccia. Lo si sconsiglia, ovviamente, a chi soffre di claustrofobia, queste persone opteranno per la discesa con la funivia, oppure il sentiero 401-402 attraverso la Forcella Travenanzes. Per tutti gli altri sarà un’esperienza da raccontare. Una corda metallica accompagna lungo tutta la discesa e i bambini prudentemente vi si agganciano con il moschettone, se gli scalini sono ghiacciati. Era stata costruita dagli Italiani nel 17, in soli sei mesi, per minare l’anticima del Lagazuoi Piccolo e possibilmente occupare l’intera montagna. Sotto il rifugio parte la traccia che piega subito a sinistra e aggira il cratere della mina. Dentro le trincee ristrutturate arriviamo ai reticolati italiani e sull’anticima del Lagazuoi Piccolo, trovando l’entrata della Galleria di Spalla (ore 0,10, indicazioni). Qui uscirono gli Alpini dopo lo scoppio della mina, esplosa il 20 giugno 1917, bloccati però dalla tenace resistenza degli Austriaci, occuparono la posizione senza riuscire nel loro intento principale. La torcia elettrica, assolutamente indispensabile, guida i nostri movimenti impacciati, che prendono confidenza con il fondo e l’altezza del cunicolo (se avete il caschetto indossatelo). Passo dopo passo sprofondiamo nella montagna, perdendo completamente la bussola. Passiamo postazioni per mitragliatrici, che puntano all’esterno di piccole finestre e la Baracca degli ufficiali. Le sale motori e di seguito altri punti luce, graditi come le oasi sul deserto. A metri 2432 sbuchiamo infine sul collegamento con la “Cengia Martini” che merita un sopralluogo e il camminamento che precede la discesa sul sentiero 402, al Passo Falzarego (ore 2,45 circa dal Rifugio Lagazuoi, calcolando anche l’andata e ritorno sulla “Cengia Martini”.