MONTE BORGA'




22/05/2010 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 3,15
ore 5,45
m. 1350
EE
Tabacco foglio 21


Il Monte Borgà è uno di quei rilievi che chiudono a nord e in fila la valle di Erto e Casso. Terrazzi erbosi facili e faticosi da raggiungere, lungo sentieri erti ma sempre segnati e marcati. Lo stesso Monte Borgà però, è anche parte di quella catena poderosa che sostiene la Spalla del Duranno e dall’altra parte sovrasta di 1500 metri le case di Davestra e Termine di Cadore. Impossibile non girarvi lo sguardo quando guidiamo sulla strada di Longarone. Prolunghiamo la sosta in vetta allora, tante sono le cose da vedere e catalogare e piano piano, senza cartina, riusciremo a dare un nome a tutto quello che ci circonda: dal Crep Nudo al Bosconero, sicuramente insistendo con lo sguardo anche sulla voragine che sprofonda fino al Piave.

Percorso:entriamo in Erto nuova, tra i cementi e le brutture e saliamo fino al bivio, nei pressi della Trattoria al Cervo Bianco. Sulla deviazione per il Rifugio Maniago e la Val Zemola, troviamo anche un cartello che segnala l’inizio del sentiero 381” Libri di S.Daniele e Cava di marmo” (m 875 circa). Appena prima, un comodo parcheggio per l’auto. Due scalini e una staccionata ci accompagnano subito sui prati superiori e c’inseriamo sulla stradetta sterrata che affianca le ultime case. Ci alziamo poi spediti dentro il bosco, aggirando sulla sinistra la lunga parete rocciosa che ci sovrasta. La ripidezza di questi pendii deve avere contribuito, se non dato origine al nome del paese. Dopo una ventina di minuti stacca a sinistra il “Sentiero dei Carbonai” che punta l’abitato di Casso, noi proseguiamo dritti “l’arrampicata” nel bosco. Chi ha tracciato questo sentiero doveva avere le gambe buone. Nei pressi di un omino, poco più avanti, è consigliato portarsi sul vicino dirupo in faccia al Monte Toc e al Lago del Vajont. Immagine che abbiamo comunque modo d’approfondire più avanti, camminando sul fianco aperto della montagna. Tra cespugli e sprazzi di bosco insistiamo sul sentiero sempre ben marcato e rassicurante. L’ombra delle betulle ci mancherà quando saremo sui prati finali. Una piccola radura la lasciamo sulla sinistra, prossimi ormai al bivio fondamentale che porta alla cima del Borgà. A destra, volgeremmo alla cava di marmo e alla stessa Forcella Borgà, impossibilitati però a raggiungere la nostra meta (fino a qui ore 1,40, m 1600 circa). Risaliamo il pendio con stretti zig zag, fastidioso, quando insiste sulle ghiaie, più rilassante poi tra i mughi nani, a ridosso ormai dei primi contrafforti rocciosi. Spostandoci sensibilmente ad ovest, vinciamo le varie colate ghiaiose che disturbano la traccia, puntiamo poi il naturale varco roccioso che accompagna facilmente ad una conca da sogno. Ci appare di colpo, inaspettata, ed è una scossa rinvigorente (m 1940, ore 2,30). Sosta privilegiata vicino ai ruderi di Casera Borgà. I monti e le alture circostanti confermano che siamo ben alti e invitano a riprendere il cammino. L’attraversiamo nel centro (direzione nord) seguendo i segnavia e gli omini. Regolarmente e piacevolmente ci alziamo su erba e massi, assecondando le varie ondulazioni del terreno. Aumenta l’intensità del vento, segno inequivocabile che siamo prossimi all’apice e il blu del cielo riempie progressivamente il nostro orizzonte. Tra il Monte Sterpezza e il Monte Borgà, anticipiamo la finestra piegando prima a destra e sopra i tavolati erbosi, raggiungiamo quello più alto con la croce (m 2228, ore 3,15). Forse è proprio questo finale sull’erba, e la serenità con cui si conclude, a regalarci sul Monte Borgà, uno speciale e magico effetto di vetta, in contrasto assoluto con il vuoto spropositato e l’esteso panorama che si può ben immaginare.

Tempo totale salita ore 3,15.
Dislivello salita m 1350 circa.


Nota:i “Libri di S.Daniele” sono delle curiosissime formazioni rocciose, che troviamo a una decina di minuti dalla cima del Borgà. Seguendo il sentiero 393, oltrepassiamo il Monte Sterpezza e tutto l’ondulato piano verde fino all’estremo limite occidentale. Sembra lo studio disordinato di uno scrittore d’altri tempi: fette di roccia accatastate, come pile di libri, in bilico e di sbieco.

Ritorno:lungo lo stesso itinerario in ore 2,30. Un’alternativa interessante è scendere al paese di Casso continuando dai “Libri di S.Daniele” lungo il sentiero 393. La consigliamo però se abbiamo una seconda macchina da trovare al nostro arrivo, in caso contrario saremo costretti a chiudere l’anello e ritornare ad Erto lungo il Sentiero dei Carbonai, prolungando esageratamente la nostra gita.