MONTE CERNERA




Sabato 24 agosto 2007 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 3,00
ore 5,00
m. 700
EEA via ferrata moto breve e di media difficoltà
Tabacco foglio 03


Anche il Monte Cernera compare raramente sulle guide escursionistiche dolomitiche. Come il Pore, il Crot e il Formin che gli stanno attorno, forse soffocati dalle più blasonate cime che incorniciano Cortina d’Ampezzo. Eppure il panorama dalla sua vetta è grande, simile a quello che si può vedere dall’Averau e la pista battuta che lo risale, testimonia una discreta frequentazione. Un tipo sulla cima, mi confessa la sua quarta ripetizione e anche questa volta, come le precedenti, per accompagnare un amico. Una salita che si scopre dunque grazie ai consigli di chi di montagna se ne intende, un cerchio di amici destinato sicuramente ad espandersi, perché il Monte Cernera lo merita, senza però diventare mai esagerato, o un simbolo delle Dolomiti.

Percorso: quel sentiero 436 che ha inizio sul Passo Giau (m 2236), è un po’ la porta principale per entrare in questa regione di montagne da favola. Pochi minuti quasi pianeggianti e siamo già sulla testata della Val di Zónia, dove si trascura una prima segnaletica che ci porterebbe in fondo alla valle stessa. Costeggiando il Col Piombìn si arriva subito ad un crocevia che c’indica sulla destra il “Percorso alpinistico del Cernera”. La parola “alpinistico” non deve impensierire, i passaggi già di scarso impegno (1° sup.), sono agevolati dal cavo metallico (Forcella di Col Piombìn m 2239, ore 0,20). Ci si avvia dunque, prima in falsopiano e poi in leggera salita, a rimontare il Pian de Possoliva e tutto il versante settentrionale del Monte. La pista è sempre ben battuta, o comunque riconoscibile fino alla croce della vetta. Bolli rossi e omini ci guidano verso un grosso blocco sullo sfondo, che ricorda vagamente il profilo di una marmotta. Un primo corrimano di ferro, ci aiuta a superare disinvolti alcuni metri di roccia esposta. Più avanti una depressione interrompe la fluidità della traccia, di nuovo il ferro verso l’alto, una decina di metri di divertente 1° grado (ai meno esperti si consiglia di indossare il kit da ferrata). Bisogna avvicinarsi ora alla fascia rocciosa che cinge la calotta sommitale, su prati incantati, gli sguardi rimbalzano dal Monte Pore al gruppo Falzarego Valparola e alla strada contorta che, con una trentina di tornanti si arrampica fino al Passo Giau, mettendo a dura prova i motori delle utilitarie. Delle scritte indicano a destra per la Forcella Ciàzza, ci servirà eventualmente poi, per raggiungere anche la Punta Verdal. Noi puntiamo in alto sui detriti per alcuni metri, notando sulla destra l’unico punto possibile per accedere alla vetta. Ancora il cavo metallico ne agevola le prime fasi, segue una traccia facile che in breve conduce a zig zag fino al punto più alto (m 2664, ore 1,45).

Durata ore 1,45.
Dislivello salita m 450.

Discesa: stesso percorso.
N.B.: consigliata anche la visita alla modesta Punta Verdal (m2491) attraverso Forcella Ciàzza, ore 0,15 extra. Poi discesa veloce in ore 1,15 di nuovo alla macchina.