COL DEI BOS




Sabato 03/07/2010 con Fabio




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 2,45
ore 5,05
m. 500
EEA via ferrata difficile
Tabacco foglio 03


Il Col dei Bos è una montagna poco appariscente, situata sulla testata della Val Travenanzes. Schiacciata dalle vicine forme dolomitiche delle Tofane e dei Lagazuoi, si getta con il suo avancorpo meridionale sopra il Passo Falzarego. Proprio su questa parete è stato riattrezzato recentemente un vecchio percorso militare in disuso, giusto per ricordare i novant’anni della fine del primo conflitto mondiale. Una via ferrata di nuova concezione, gli Alpini la considerano sperimentale, innovativa per certe soluzioni adottate: coni in polipropilene posizionati sopra i fittoni, evitano la rottura del moschettone in caso di caduta e ancora, l’uso di staffe particolari che rinforzano i fittoni stessi, dove il cavo compie angoli significativi. Non più pensata per portare l’escursionista dove da solo non arriverebbe, bensì per superare atleticamente una parete verticale, una scarica d’adrenalina dunque, uno sport da praticare e quello che c’è sopra è solo di contorno. La montagna esiste solo per sostenere il cavo d’acciaio. La vicinanza all’attacco e la velocità nella discesa, garantiranno un’affluenza ininterrotta, già adesso che non compare ancora sulle cartine topografiche e sulle riviste specializzate. Il Col dei Bos lo conosciamo, è stato teatro di guerra ed è tuttora museo a cielo aperto, la sua cima sgraziata è stata ridotta ad un cumulo di macerie dai continui martellamenti dell’artiglieria. Ma siamo abituati ad arrivarci naturalmente, dall’opposto versante, conoscendo già la storia e le vicende di guerra che hanno interessato questo settore alpino. La via ferrata ormai è fatta, utile forse per aggiungere un filo di pepe ad un contesto diverso del solito, sfruttiamola andando anche oltre l’ultimo fittone.

Percorso:circa un chilometro ad est del Passo Falzarego troviamo il Ristorante-grill da Strobel, adiacente la strada che scende a Cortina d’Ampezzo. Lo spiazzo è grande da garantire il parcheggio ad un buon numero di veicoli. In fondo allo stesso, una targa posta su un masso ricorda lo Scoiattolo cortinese Albino Michielli”Strobel”, caduto quasi cinquant’anni fa dalla Torre Falzarego e fratello dell’attuale gestore. Vicino, un crocicchio con indicazioni per le Torri del Falzarego ed il Col dei Bos (m 2060). Ci avviamo dunque per buon sentiero, passiamo un ponticello sul Rio Lagazuoi e tra i mughi nani andiamo a collegarci alla stradina che arriva diretta dal Passo Falzarego (località Bošcato m 2168). A destra, già dominando la vallata, in breve agli “Ospedaletti” e al Canalone Falzarego, che divide le omonime Torri dalla cima Col dei Bos. In questo punto l’esercito italiano aveva costruito una serie di edifici, dove alloggiare e prestare le prime cure ai feriti, provenienti dalle prime linee. La traccia riparte vicino la piazzola dell’elicottero (bollino rosso) e avvicina lo spigolo occidentale del Col dei Bos, appena a destra del canalone. Qui ha inizio la Via Ferrata degli Alpini al Col dei Bos (ore 0,30). Subito uno strappo iniziale difficile mette a dura prova i muscoli delle braccia, segue uno spostamento laterale breve e di nuovo lo slancio verso l’alto, ancora povero di appoggi. Sono i due tratti più duri, superati i quali, ci spostiamo facilmente a sinistra, in faccia alle Torri del Falzarego e manteniamo questa direttrice fino alla fine. Alcuni passi a destra su cengia espostissima incutono timore, tuttavia troviamo sempre dove appoggiare i piedi. Il cavo teso assicura la mente e i movimenti. Altro strappo verso l’alto e facilmente guadagniamo un primo pulpito dove riposare qualche attimo. Siamo in cima alla Piramide: l’avancorpo meridionale del Col dei Bos, giro di boa per molti ferratisti, che se la rifanno in discesa, oppure calano lungo quel cavo arrugginito sulla sinistra, che avventurosamente deposita sul canalone sottostante e in breve agli Ospedaletti. Noi seguiamo il cavo luccicante, abbassandoci di pochi metri fino all’intaglio che ci unisce al grosso della montagna. Dall’altra parte, assecondiamo le rocce più facili sulla sinistra, impenniamo nuovamente con discreto impegno, concludendo in un magnifico prato pensile, appena sotto la cima (m 2500 circa, ore 2,30). Davvero un bel posto. Una cintura di rocce cinge la cupola finale, si notano gli sbocchi delle caverne di guerra, visitabili con prudenza e una buona torcia. Saliamo gli ultimi metri, sulle macerie che coprono un terreno rossiccio e tocchiamo la croce avvolta dal reticolato (m 2559, ore 2,45). I fiori intiepidiscono il tutto.

Tempo totale salita ore 2,45.
Dislivello salita m 500 (di cui 300 in ferrata).


Ritorno:quasi tutte le persone arrivate in cima, optano per la discesa rapida lungo il Canalone Falzarego, in un’ora o poco più si è alla macchina (ripido e scivoloso in alcuni punti). Noi proponiamo la visita ai manufatti militari lungo il facile pendio settentrionale, spostandoci progressivamente a destra fino a raggiungere Forcella Col dei Bos. Una passeggiata tra le trincee che cingono il monte e guardano la Val Travenanzes. Annientato il caposaldo sul Castelletto, gli Austriaci indietreggiavano di poco, riuscendo a fermare gli Alpini che dilagavano ormai sull’alta Val Travenanzes, praticamente trasformando in fortino ogni masso adagiato sul terreno. Passavano così alla storia nomi come il Sasso Piramidale e il Sasso Misterioso, ripari preziosissimi in questo deserto di pietra. Dalla Forcella, punto d’incrocio di numerose direttrici, avalliamo piacevolmente per la stradina 402. Contorniamo tutto il fianco orientale del Col dei Bos, intersecando la vecchia rotabile militare che saliva alle retrovie italiane, dalla Val Costeana. Abbiamo subito modo di tagliarne i lunghi tornantoni e l’assecondiamo poi a destra, passando una galleria e giungendo presto ad un crocevia in località R’Agaròles (m 2036, ore 1,30 dalla cima). Possiamo scendere rapidamente il sentiero 412, che stacca poco più avanti e conclude allo spiazzo del Ristorante Ra Nona (m 1985). Risaliamo poi quel chilometro di strada asfaltata, incontro alla macchina (ore 2,00 dalla cima). Dal crocevia R’Agaròles, insistiamo altrimenti lungo la strada militare fino in località Ospedaletti, recuperando quel centinaio di metri persi. Da qui, a ritroso il percorso dell’andata (ore 2,20).