MONTE SPERONE




Mercoledì 06/08/2014 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 2,00
ore 3,30
m. 600
T-E i pochi metri finali sono esposti
Tabacco foglio 24


Estrema elevazione orientale del Pizzocco e delle Alpi Feltrine, contiene con l’aiuto di una diga artificiale le sottostanti acque del Mis a formare quel lago che tutti conosciamo. Una barriera di modeste proporzioni, è soprattutto la sua grintosa parete meridionale che cattura lo sguardo e fa nascere il desiderio di salirvi in cima. Il Monte Sperone è quasi una frontiera, il confine con l’ignoto alveolo dei Monti del Sole, oltre il lago è terra di conquista repulsiva e scoraggiante, se si escludono solo i primi contrafforti del Piz de Vedana e del Nusieda. Anche per questo è interessante la veduta dalla sua cima: un balcone dove studiare l’intricato susseguirsi di muraglie impossibili per noi che camminiamo. Il Monte Sperone ha ospitato l’uomo fin dai tempi remoti, sui suoi declivi si sono costruite case, si sono allevati gli animali, si è falciata l’erba. Ora la montagna si sta riprendendo tutto, come un po’ ovunque sulle Dolomiti, rimangono delle seconde case ristrutturate a fatica, accerchiate da boschi poco curati e sempre più estesi.

Percorso:
dal centro di Sospirolo svoltiamo per Feltre-Cesiomaggiore, lungo la strada ai piedi della montagna. Poche centinaia di metri, prima ancora di arrivare a Susin, deviamo a destra dove leggiamo per la “Chiesetta degli Alpini”. Vi arriviamo con un paio di svolte e continuiamo passando alcuni nuclei di case ancorate sulle pendici del Monte Sperone. La strada asfaltata sembra arrestarsi presso uno spiazzo in mezzo al bosco, non vediamo segnaletica solo una panca di legno. Vista la brevità del percorso che ci aspetta, è un buon posto dove lasciare l’auto (m 670 circa, due chilometri da Sospirolo). Continuiamo a piedi dunque, sulla strada sterrata che più avanti sfiora altre casette ristrutturate e altre in rovina. Una fontanella davvero invitante sarà lì ad aspettarci quando scendiamo. La strada ancora percorribile e cementata termina definitivamente in un secondo spiazzo tra gli alberi, nei pressi di Casera dei Dori a quota 813 metri. Finalmente un cartello con la scritta “Monte Sperone” toglie ogni dubbio all’escursionista. Saliamo ora con più decisione aggirando la casera. Intravediamo subito tra il fogliame, la vecchia e sapiente mano dell’uomo oramai avvolta dalla vegetazione, terrazzamenti e muretti di sassi, riportano ricordi di vecchi alpeggi ben alti e prati falciati fin sotto le cime delle montagne. Pieghiamo progressivamente verso est, noncuranti di una traccia che stacca a sinistra, probabilmente diretta alla Forcella della Crocetta. Tiriamo dritti anche ad un secondo snodo del sentiero (a sinistra, si finisce col seguire una traccia sempre più flebile, che si perde sotto i cornicioni del Col dei Dof) e puntiamo decisamente la nostra meta. Sbuchiamo infatti sulla sella che divide il Monte Sperone dal Col dei Dof, sempre all’ombra degli alberi. Anche qui non esistono cartelli e forse neanche servono. La pista, infatti, prosegue a destra evidente e ben segnalata, va a scalare piano piano la dorsale erbosa inizialmente ripida, in seguito più adagiata ed esile. Diventa una lama anche esposta su entrambi i lati e gli alberi lasciano libera visuale quanto basta per guardarsi tutt’attorno. La croce infine, ricoperta da una lamiera che riflette i raggi solari da apparire luminosa sulla pianura feltrina (cima Monte Sperone m 1262, ore 2,00). Una volta tornati sulla sella, la curiosità ci spinge a salire anche il vicino Col dei Dof, dove ci sorprende una manica a vento piantata sul pendio della cima. Una giovane copia di aquile termica sopra la nostra testa e conferma la potenzialità del luogo per il volo in parapendio (venti minuti per andata e ritorno, attenzione se l’erba è bagnata).

Tempo totale salita ore 2,00.
Dislivello salita m 600.


Ritorno:: torniamo lungo il sentiero fatto in salita, ore 1,30.