MONTE PAVIONE




Febbraio 2000 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 4,00
ore 7,15
m. 1320
EE
Tabacco foglio 23


Montagna di Feltre ma posta in entrata del Primiero. Le sue linee triangolari simboleggiano a sud il finire di una meravigliosa regione dolomitica. Qui la nuda roccia ricoperta dai prati si mescola a boschi invadenti e ad una vegetazione ormai mediterranea. Ben differente il vicino Sass de Mura, più alto e più severo nelle forme, appartiene anch’esso alle Dolomiti feltrine e le rappresenta, ma della nostra montagna certamente un lontano parente. Il Monte Pavione con i suoi circhi glaciali, chiude anche ad occidente il Parco Naturale delle Dolomiti Bellunesi ed è dal lontano 1975 una delle Riserve Naturali Biogenetiche europee. L’Ente Parco, oltre a tutelare l’intera area di circa 32000 ettari, provvede alla ristrutturazione dei vari siti interni (casere, malghe, miniere, chiesette e capitelli e opere militari) destinati sicuramente alla rovina. Il ripristino degli antichi sentieri che vi accedono, con tanto di bacheche istruttive in alcuni casi (sentieri tematici), a stimolare una frequentazione più attenta al patrimonio culturale del posto. La Busa delle Vette in particolare, con le sue Malghe, esempio di un’attività e di una vita pastorale andata scomparendo dopo il moltiplicarsi delle fabbriche. Dal Primiero, voci antiche raccontano di miniere d’argento, ferro e rame, scavate sulle viscere del Pavione ed il cui commercio avrebbe poi dato vita al paese di Fiera. Avviciniamolo allora, con una passeggiata tipicamente pedemontana, dal bosco ai prati fioriti, inebriante sul finire quando si percorre l’aerea crestina che collega il Col di Luna alla massima quota del Pavione. La scampagnata ideale per i Feltrini, come il Serva per i Bellunesi, buoni in qualsiasi stagione dell’anno.

Percorso:si lascia l’auto al Passo Croce d’Aune (m 1011, ampio spiazzo adiacente all’ufficio informazioni) e poco a nord, in località Cimamonte, si cerca lo stacco del sentiero 801. Parte nei pressi di un capitello, in corrispondenza della strada sterrata costruita dai militari un centinaio d’anni fa. Questa sale fino al Rifugio Giorgio Dal Piaz e oltre fino alle Malghe, dentro la Busa delle Vette. Il nostro stesso itinerario e abbiamo così modo di incrociarla e percorrerla in diversi punti. Si può arrivare fin qui, all’inizio del sentiero 801 anche in macchina, ma i vari divieti di sosta presenti in loco, annullano la possibilità di parcheggio. Ci avviamo dentro il bosco, i segnavia bianco-rossi dipinti sugli alberi guidano lungo una specie di solco-trincea che non lascia dubbi sulla direzione da seguire. Dopo una mezz’oretta sbuchiamo in un tornante della vecchia strada militare e proseguiamo dritti a nord per un rettilineo che non finisce mai. Sicuramente il tratto più snervante, alla fine del quale ci appaga un balcone panoramico. Verso est, aggiriamo il Col dei Cavài appoggiandoci ai versanti occidentali del Cimetta. Di nuovo sulla rotabile militare e di nuovo l’abbandoniamo tagliando faticosamente il lungo tornante che questa compie per rimontare la testata della Val Masiera. La riprendiamo al suo ritorno, su, tra il Masierón e il Col de Zésta dove è scavata nella roccia e si aprono vedute spettacolari. Un ultimo pendio dove l’erba molto alta è accarezzata dal vento e tiriamo il fiato sulle panche del Rifugio Dal Piaz (m 1993, ore 2,30). Traguardo finale dell’Alta Via n° 2 che ha inizio a Bressanone. Siamo a duemila metri, socchiudiamo gli occhi e respiriamo a fondo, qui i problemi svaniscono. Semplice e neanche tanto faticosa la seconda tappa, fino alla cima del Monte Pavione. Dal Passo delle Vette Grandi che si raggiunge in un attimo, si sale e si segue a sinistra il sentiero tutto in cresta (817) fino alla Sella delle Cavalàde. Non presenta difficoltà, anzi, si è conquistati da una rilassante e seducente armonia delle forme e dell’ambiente circostante che si è quasi portati a rallentare. Ipnotizzati, rimontiamo il Col di Luna e per lunga cresta affilata il nostro cocuzzolo erboso e panoramico (m 2335, ore 1,30 dal Rifugio).

Tempo totale salita ore 4,00.
Dislivello salita m 1320.


Ritorno:una piccola variante dalla Sella delle Cavalàde. Anziché ripercorrere la cresta delle Vette Grandi, si cala dentro la Busa delle Vette, visitando volendo le malghe e per mulattiera al Passo delle Vette Grandi e al Rifugio Dal Piaz. Ore 3,15 fino alla macchina