MONTE CRETA FORATA




Domenica 28/07/2013 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 3,40
ore 6,10
m. 1250
EE 1° cengia esposta protetta con cavo metallico
Tabacco foglio 01


Montagna delle Dolomiti Pesarine, ancora dentro il confine bellunese, merita di essere conosciuta e salita anche da chi non abita ai suoi piedi. Il foro naturale posto tra la Forcella Creta Forata e la Creta di Tul, le ha imposto quel nome bello e fonico, se pronunciato in dialetto friulano. Il dislivello che dobbiamo superare richiede un discreto allenamento, arriviamo in cima tuttavia, increduli per la naturale facilità con la quale veniamo a capo di questo colosso. Non ci sono tratti da arrampicare, se la roccia è asciutta sorpassiamo in aderenza quei pochi metri inclinati, pure divertendoci. Oltre il piacere della vetta, camminiamo attraverso luoghi bucolici, straordinariamente belli e integri, esclusi ovviamente gli impianti sciistici iniziali del Rifugio Siera.

Percorso: Cima Sappada è il valico che unisce le province di Udine e Belluno. Una piccola comunità nata intorno all’anno mille, a quanto pare fondata da genti provenienti dal Tirolo e dalla Carinzia. Fiera delle proprie origini e tradizioni dove si parla ancora oggi un dialetto tedesco medievale. Lasciamo la macchina sul piazzale della seggiovia, appena fuori l’abitato (m 1276). Dai cartelli con le indicazioni, assecondiamo la stradina a destra che affianca prati e casolari. In prossimità della prima curva, stacca la scorciatoia contrassegnata con il numero 319. Dentro uno stupendo bosco dai fusti altissimi, intersechiamo un’altra stradina che ci accompagna per il tratto successivo, fino a delle cataste di legname. Evitiamo l’alternativa “Sentiero Longrone” per il Rifugio Siera e attacchiamo invece la diretta più breve e faticosa. Molto seguita a giudicare dalla traccia, si arrampica letteralmente lungo il costone che anticipa l’arrivo sul Pian dei Larici. Riprendiamo la stradina iniziale che rientra dopo un largo giro, fino al tornante seguente, tagliando ancora e sbucando presso la stazione d’arrivo della seggiovia. Troviamo il Rifugio Siera, poco più su, sorprendentemente chiuso (m 1606, ore 1,00). Probabilmente apre solo nella stagione invernale, quando entrano in funzione gli impianti di risalita. Tutto è immobile e silenzioso, seduti in una panca controlliamo le tabelle che smistano i vari itinerari. Puntiamo le montagne vicine (Siera e Piccolo Siera) lungo la pista da sci, si notano gli attacchi per l’innevamento artificiale. Un paio di omini segnalano lo stacco di una traccia che cambia direzione e va ad attraversare l’immediato Vallone di Rinsen (sentiero 321). Un pendio di sfasciumi tappezzato però di fiori e qualche piccolo larice, rubiamo il tempo per una foto. Oltrepassiamo poi un intaglio franoso assai più scomodo e cupo, proseguendo dall’altra parte quasi alla base delle pareti della Cima Dieci. Siamo sui “Terrazzi del Pra Sartor”e avviciniamo una seconda barriera rocciosa da aggirare. Ci favorisce una cengia obliqua lavorata è seguita in tutta la sua lunghezza da un cavo d’acciaio per tenersi (circa trenta metri). Vista l’esposizione, i bambini e le persone meno preparate a questi intoppi faranno bene ad agganciarsi con il moschettone. Tra i mughi e i rododendri, risaliamo poi velocemente la testata di una valletta, doppiando la spalla della Cresta del Pettine. Capiremo in seguito, durante la salita, il perché di questo nome. A un bivio ben segnalato, continuiamo sul sentiero 321. Ci affacciamo dunque sul Vallone della Creta Forata e sulla nostra montagna, a bocca aperta, sbalorditi da tanta bellezza. Vi entriamo quasi in punta di piede, calando lungo i prati fioriti ed invitanti. Due larici bersagliati dai fulmini sono la porta. Poco più avanti, raccorda ancora il sentiero 230, che proviene dalla Casera Geu Alta e la Casera Tuglia, per chi vuole poi eventualmente allungare il ritorno alla macchina, noi ci manteniamo sulla destra del Vallone e puntiamo la non lontana Forcella della Creta Forata. Appena sotto infatti, un cartello abbattuto dalle intemperie, indica la deviazione a sinistra per la via normale (ore 2,40). Su per zolle e ghiaie dunque, evidente l’accesso alla lunga cengia che attraversa tutta la parete nord, agguanta la sella con l’anticima e porta in breve in vetta. La traccia è marcatissima, inoltre omini e bolli rossi, tolgono ogni perplessità. Una terrazzata che ricorda il Gruppo del Sella, solo fatica nel rimontare le innumerevoli svolte che spesso vanno a scavalcare piccoli promontori panoramici. Piuttosto fluido nella parte iniziale, il sentiero diventa via via più ostico e a strappi. Superiamo le ultime lingue di neve della stagione e vinciamo qualche metro di divertente roccia levigata (1°inf.). Sulla spalla infatti, la cengia si restringe fino a scomparire del tutto, qui si presentano delle lastre bianche inclinate che, se asciutte, non sono assolutamente un problema. Pochi metri e si prosegue affiancati alla parete, su terreno instabile non proprio regolare. Un paio di strozzature esposte (attenzione) e guadagniamo la sella con l’anticima, è fatta. Le ultime roccette facili e muoviamo gli ultimi passi incontro alla croce (m 2462, ore 3,40). È davvero una bella montagna.

Tempo totale salita ore 3,40.
Dislivello salita m 1250.


Ritorno: avviene lungo lo stesso percorso in ore 2,30.