MONTE FONTANA SECCA




Sabato 19/05/2012 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 4,00
ore 7,15
m. 1300
EE giro molto lungo e faticoso
Tabacco foglio 51


Chi guarda il Grappa da lontano e ne segue attentamente il profilo, nota ad oriente della cima il vertice di una piramide perfetta ed elegante: è il Monte Fontana Secca. Da non confondere però con il più basso ed inciso spuntone del Peurna, al quale è collegato dallo stesso cordone ombelicale. Zona boscosa e apparentemente complicata, tutta la fascia che dalle piccole frazioni di Quero s’arrampica alle quote maggiori del massiccio del Grappa è sicuramente la meno conosciuta, ma per questo la più attraente e tentatrice. Antiche vie d’accesso usate anche dagli Austriaci sul finire del Primo Conflitto Mondiale, per rifornire le linee avanzate sul Fontana Secca e sullo Spinoncia, nonché le postazioni d’artiglieria sul Monte Bastìa, sul Rocca Cisa e Monte del Tas. Forse una delle più belle escursioni che si possono fare sull’intero comprensorio del Monte Grappa. Varia e lunga, sicuramente consigliata alle persone più allenate fisicamente e mentalmente. Per la discesa soprattutto, perché pur non presentando difficoltà oggettive richiede autonomia, scaltrezza e aggiungo amore nel volersi muovere in ambienti apparentemente ostili. Passando vecchi ruderi abbandonati e radure ormai invase dalle ortiche, finiremo con l’incrociare prima o poi, una delle strade silvo-pastorali che servono ancora le malghe in attività, accorgendoci che non siamo poi così distanti dal mondo antropico che sopportiamo.

Percorso: andiamo incontro alla frazione di Schievenin lungo l’omonima valle, fermandoci prima, giusto dove è piantato il cartello d’inizio paese (m 350, km 5 da Quero, piccola rientranza al fianco della strada). Notiamo le indicazioni del sentiero 845, Stalle Val Dumèla. Un ponticello scavalca le acque del Torrente Tegòrzo e la stradetta prosegue su per i prati a raggiungere le abitazioni alte sulla vallata. Affianchiamo un muretto di sassi, abbandonando poi la mulattiera per salire a sinistra, il ripido sentiero che passa il cortile di un casolare. Taglia tutto il prato seguente e punta l’edificio cadente che sta ormai ai piedi del bosco (località Fóbba). Vi entriamo infatti, impennando lungo quello che, sebbene assai malandato, risulta essere qualcosa di più di un semplice sentiero. Sfioriamo un poggio e una casera, prolungando ulteriormente all’interno di questi collinotti boscosi. Un altro edificio di sassi appiccicato alla parete, poco più di un ricovero, basta tuttavia a farci capire che la guerra è passata anche da queste parti. Quanti di noi dormirebbero ancora in posti come questo. Ci sorprende poco avanti la Forcella San Daniele (m 624, ore 0,40), dove convergono direttrici più o meno marcate, provenienti dall’opposto Ponte della Stùa in Val Calcino e dalla frazione di Campo, di Alano di Piave. Si possono riconoscere i solchi delle trincee, che probabilmente arrivano anche al vicino crestone del Rocca Cisa, dove erano posizionate artiglierie austroungariche. Una mirata pulizia e ristrutturazione delle opere belliche in questo settore del Grappa, come sul vicino Monte Spinoncia, porterebbe ad una ritrovata affluenza escursionistica da parte dei tanti appassionati. Come abbiamo avuto modo di constatare in altri siti analoghi, esiste sempre un forte interesse per i luoghi dolomitici che sono stati teatro della Grande Guerra. Proseguiamo in costa ora, per il superbo camminamento delle “Òlte todesche”. Tracciato in parte esposto alle cannonate italiane, almeno fino all’aggiramento del Col Fornèl, dopo di che correva coperto alle Stalle Val Dumèla e alle prime linee. Alti sopra la selvaggia Val Calcino, in certi tratti tagliamo un pendio talmente ripido, che la presenza degli alberi e la larghezza stessa del sentiero riescono a sminuire e a farci sentire in qualche modo protetti. Faticosa risalita con brevi tornanti, a guadagnare una selletta (ore 1,30) in capo al vicino cocuzzolo del Col Fornèl (m 960), dal quale, volendo raggiungerlo, si scruta tra gli alberi tutta la sottostante vallata di Quero. Dall’altra parte costeggiamo ora l’alta Val Maòr, fino alla confluenza delle due valli: Cinespa e Dumèla, continuando a destra per quest’ultima (sentiero 843, tratto Alta Via n°8 o degli Eroi). Siamo sotto la piramide del Fontana Secca, anche se non riusciamo a vederlo. C’ inseriamo sulla stradetta forestale che lo costeggia e serve le malghe stesse, sbucando finalmente sulla bella e aperta radura dove pascola il bestiame delle Stalle Val Dumèla (m 1163, ore 2,30). Anche queste ristrutturate e riportate in attività negli anni ottanta, per volere e sforzo di persone capaci. La stradina contorna il vecchio cimitero di guerra austriaco, si riconoscono ancora i solchi sul prato, rimasti dopo l’esumazione dei corpi. Passiamo le pose, l’orto e con un breve aggiramento giungiamo alle Stalle. Poco più su il Fojaról del Conte: particolarissima struttura con un tetto spiovente e ricoperto di rametti di faggio. Sulla sua sinistra, prosegue il sentiero 843 per la cima del Fontana Secca, non prima però di aver salito il vicino balcone panoramico del Sasso delle Capre. Per zolle d’erba quindi, andiamo incontro al roccione che lo anticipa, passandolo a sinistra. Riconosciamo una traccia che si fa strada dove è facile, fino all’espostissimo punto più alto del Sasso delle Capre (m 1191, una decina di minuti per l’andata e il ritorno, ne vale la pena). Dal Fojaról, riprendiamo su dritti lungo la ripida china boscosa, cartelli e segnavia indirizzano per la via giusta, lungo il fianco meridionale. Allunghiamo così la strada, ma aggiriamo delle rocce stratificate che creerebbero qualche problema continuando sul sommo della dorsale. Sbuchiamo sui prati della piramide, in corrispondenza della lunga costola, che dalla cima scende incontro alla Valle di Quero. Senza indugiare ci discostiamo dal sentiero 843, che più avanti conduce alla Malga Fontana Secca e rimontiamo faticosamente i prati soprastanti. Si ampliano le vedute e non potrebbe essere altrimenti. Il controluce, specchia le acque del Fiume Piave nel suo tortuoso fluire alla pianura e al Mare Adriatico, che si può anche distinguere in lontananza, se la giornata è tersa. Buche e trincee quasi coperte si alternano soprattutto sul versante orientale, dove gli alberi insistono fino alla cima del Monte Fontana Secca (m 1609, ore 4,00 in tutto). Una piccola pietra di marmo ricorda le battaglie del 1917 e 1918, ci troviamo sopra un punto nobile delle Prealpi Venete. Ai nostri occhi la dorsale dei Solaroli, il Valderóa, lo Spinoncia, così come apparivano agli assaltatori austriaci il 21 novembre 1917, dopo che avevano conquistato la cima del Fontana Secca salendo dal quasi inaccessibile versante settentrionale.

Tempo totale salita ore 4,00.
Dislivello salita m 1300.


Discesa: proprio lungo l’ostico e selvaggio dirupo settentrionale scendiamo ora alla Casera Mandrìz e ci ricolleghiamo al sentiero 843 nei pressi di Forcella d’Avién. Si tratta di un vecchio accesso ai pascoli superiori, che l’anno di guerra ha poi stravolto e complicato. Tuttavia rimane una flebile traccia che va seguita con attenzione e non ci abbandona nel suo proseguo. Con la neve è certo un problema riconoscerla, se qualcuno non c’è già passato, ed è meglio evitarla rientrando per la via di salita. Seguiamo dunque la cresta panoramica, fino all’altezza del secondo esteso avvallamento che caratterizza il pacifico pendio meridionale del monte. Abbassati di qualche metro verso nord, tra gli smottamenti del terreno e le vecchie piazzole della guerra, troviamo una cavernetta e un piccolo omino. Qui si nota una pista erbosa farsi largo tra le piante e dopo pochi metri diventare addirittura una stradina malandata. L’assecondiamo quasi pianeggiando per un lungo tratto, fino a quando la si abbandona calando lungo una lieve traccia che scende diagonalmente in senso opposto (un bollo azzurro sulle pietre segnala la deviazione, ma è poco visibile, attenzione). Proseguendo dritti comunque, ci accorgiamo ben presto dell’errore, poiché la via si fa confusa tra le vestigia del passato. Doppiamo un roccione e ci affacciamo alla radura inselvatichita dove giacciono i ruderi delle Stalle Mandrìz (m 1359, ore 1,00). Felci ed ortiche caratterizzano questi luoghi abbandonati. Stiamo attenti alle zecche e a non seguire la traccia verso ovest, che porta al lontano Bivacco Murelón. Insistiamo invece sullo spigolo erboso che guarda la Val Misola e ricominciamo a scendere lungo lo stesso. Verso est, per sentiero sempre leggibile, superiamo un paio di rientranze e compaiono pure dei bolli rossi. Da una cengia tagliata sul fianco della montagna, notiamo appena sotto i resti di una cisterna d’acqua e passiamo ai piedi del curioso obelisco roccioso che si vede anche dalla cima. Ancora orizzontalmente, assecondiamo altre tre rientranze e raggiungiamo l’edificio ristrutturato “Da Aquilino” (m 1251). Da lì, in breve, andiamo ad agganciare il sentiero 843 anche Alta Via n°8 appena sotto le pendici del Monte d’Avién (ore 2,00 dalla cima). Proseguiamo verso nord (Anello escursionistico dell’Avién) e seguiamo tutta la linea di cresta evitando le diramazioni finché, dove un cartello indica a sinistra la discesa al Pont d’Avién, noi saliamo a destra gli ultimi metri alla Forcella omonima (piccolo edificio in calcestruzzo). Scolliniamo finalmente, buttandoci in discesa verso la vallata di Schievenin. Per sentiero 839 ripido e ben battuto, ripercorriamo a ritroso una delle vie d’accesso alle prime linee dell’Esercito Imperiale. Ancora si notano terrazzamenti e piattaforme in cemento, parzialmente nascoste dagli alberi. Sbucati in un ripiano sassoso (omino), si può decidere di lasciare il sentiero che continua lungo la Val Storta e sfruttare invece la vecchia strada militare che si mantiene piuttosto a sinistra. Scavata sulla roccia, appare in pessimo stato di conservazione, tuttavia, stando attenti alle vipere si riesce a transitarvi agevolmente. Si converge sulla “Strada consorziale Val della Storta”, poco distante dall’uscita del sentiero 839 e dopo qualche tornante passiamo una stalla e concludiamo oltre il Tegorzo, sul parcheggio dei climber (ore 3,15 dalla cima del Monte Fontana Secca). La macchina ci attende appena fuori l’abitato di Schievenin (km 1,5).