SETTSASS




09/10/2010 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 4,15
ore 7,00
m. 950
EE itinerario molto lungo e faticoso
Tabacco foglio 07


Così come il Sass de Stria, anche il Settsass cade verticalmente a meridione costituendo una formidabile barriera dolomitica che si alza invece dolcemente a ventaglio sulla testata dell’Alta Val Badia. Vi correva la linea del fronte durante la Prima Guerra Mondiale, le truppe austriache numericamente inferiori, seppero sfruttare sapientemente tutto il settore Col di Lana – Sief – Settsass per arginare il testardo incalzare dell’Esercito Italiano. Siti che si possono raggiungere e visitare facilmente, specificatamente, perché se inseriti al giro del Settsass, lo rendono inevitabilmente alla sola portata degli escursionisti più allenati. Una passeggiata già assai lunga e tortuosa (almeno 11 chilometri). Meglio se fatta ad autunno, quando i larici presenti in gran numero, accendono i boschi e le valli sotto di noi. Raggiungiamo anche la cima, spostandoci prudentemente sui massi e sugli sfasciumi finali, mettiamo a fuoco l’intera regione.

Percorso:
dal piccolo parcheggio del Rifugio Valparola scendiamo i gradini a sinistra, trovando una bacheca e l’avvio dei sentieri 23 e 24 (indicazioni). Fiancheggiamo un primo collinotto appena sopra il laghetto e troviamo presto il bivio dove si dividono le due direttrici. Teniamo a destra (sent. 24) e in lieve salita a guadagnare una selletta prativa dove sopraggiunge l’analoga alternativa che parte a destra del Rifugio e sfiora l’imbocco di una caverna della guerra. Sorpassiamo il modesto Piz Ciampéi e una zona di buon pascolo, oltre lo scollinamento ci spostiamo sul versante nord e ci sorprendono i resti di un vero caposaldo della linea austriaca. Più in alto le croci fatte con le vecchie assi dei ricoveri, ci spingono a curiosare il luogo in lungo e in largo, dominiamo le valli di Andraz e del Cordevole. Ritorniamo sul sentiero, che si fa strada anche sulle rocce comunque facili. Un tratto brullo che ci porta ancora a salire, oltre il quale cominceremo a discendere fino alla conca di Pudres. Qui, sul punto più alto della traversata, stacca a sinistra una traccia ben marcata che s’infila tra le interne gobbe delle Pale de Gerda. Una deviazione assai interessante che porta a visitare le postazioni della guerra, lungo le creste. Tuttavia questo tratto extra, ruba almeno un’ora alla nostra tabella di marcia e può risultare pesante a chi non è allenato ed interessato ai fatti e manufatti del passato bellico. Saliamolo diagonalmente allora, per coste ancora erbose, seguendo gli omini fino ad un intaglio sulle rocce. Per detriti e zolle, insistiamo facilmente dove vediamo una piccola croce. Una postazione con finestra e seguendo il filo di cresta ancora opere semidistrutte che guardano il Col di Lana, dall’altra parte (attenzione al vuoto). Ritornati all’intaglio proseguiamo oltre e per buona traccia andiamo a scoprire altri manufatti perfettamente conservati: postazioni per fucilieri e piccoli calibri, collegate con brevi gallerie tutte visitabili e piazzole dove erano costruiti i dormitoi. Sarebbe auspicabile la continuazione di questo tracciato, se non proprio verso la vetta del Settsass, almeno il riallacciamento con il sentiero 24, senza essere costretti a ritornare sui nostri passi. In effetti si notano un paio di omini più avanti, ma la via si fa confusa e non di facile intuizione, accontentiamoci di quello che abbiamo visto e riprendiamo da dove avevamo interrotto. Sul sentiero 24 dunque, ormai consolidato dal buon numero annuale di frequentatori sia a piedi sia in moto. Ci abbassiamo sensibilmente attraversando una fascia boschiva, dove i larici impreziosiscono il tutto se il periodo è quello giusto. Il terreno è contorto e passiamo anche dentro curiosi solchi tra le dune. Impenniamo per guadagnare la bella radura di Pudres, sull’omonimo Vallone. Lo attraversiamo, i segnavia non mancano e dall’altra parte dobbiamo inevitabilmente risalire la lunga spalla chiamata Les Pizades (ore 3,30 compresa la visita alle linee austriache). Dei cartelli indicano la direzione alla cima del Settsass, così, senza insistere per lo scavalcamento, pieghiamo prima a sinistra incontro alla vetta. Con fatica ci portiamo sulla dorsale, abbagliati dal sole e da vedute sempre più ampie. Il solco sull’erba porta a schivare un primo cocuzzolo e a rimontare facilmente la seguente balza rocciosa. Ci avviciniamo così alla cima del Settsass e alla sua costola settentrionale, unico lato accessibile all’escursionista. Su per le roccette gradinate, i segnavia e gli omini ci guidano tra i massi, sul fianco opposto. Una cornice si fa strada sugli sfasciumi e punta obliquamente il punto più alto dove è piantata una croce (m 2571, ore 4,15 dalla macchina, compresa la deviazione alle opere di guerra). Divisa e irraggiungibile la seconda quota del Settsass, poco male, studiamo da qui il sottostante campo di battaglia e le linee del fronte.

Tempo totale salita ore 4,15.
Dislivello salita m 950 circa.


Ritorno:torniamo indietro lungo tutta la dorsale erbosa e riagganciamo il sentiero 24, non dove l’avevamo abbandonato, bensì già oltre lo scavalcamento de Les Pizades e ormai in fase di discesa. Si ha modo di vedere con anticipo l’immediato inserimento sul sentiero 23, proveniente da Pralongià. Qui seguiamo le indicazioni per la Forcella Sief e il Col di Lana, che lasceremo poi sulla destra. Prima su prati invitanti, il sentiero si fa via via meno lineare e va a tagliare le varie distese di massi del versante meridionale. Facilmente e faticosamente avviciniamo in salita quel muro naturale che unisce Il Sief al Piccolo Settsass. Una parabola rientrante evita la perdita di quota e la conseguente risalita del vallone sottostante. Notiamo delle tracce che staccano a sinistra e s’arrampicano ripidamente alla Selletta del Piccolo Settsass. Resti di trincee e postazioni in caverna, conosciute anche con il nome di “Sasso Richthofen”, dal quale i Kaiserjäger proteggevano la stessa Sella del Sief. La traccia cala poi dall’altra parte e si ricollega alla direttrice principale. Inutile scrivere che tale deviazione è riservata a chi ha ancora buone gambe, la conclusione del nostro anello attorno al Settsass, richiede infatti parecchie energie. Scavalchiamo poco a monte della Sella del Sief, una trincea ne sottolinea il profilo (m 2262, ore 1,30 dalla cima). Passiamo dietro una piccola baita e ci appoggiamo di nuovo sulle coste erbose della montagna, appena sotto le creste. Dominiamo ancora la valle di Andraz, il caos di massi ad est della Sella era il “Roccione degli italiani”, occupato dagli Austriaci il 31 luglio 1916 e poco a sinistra la famosa “Roccia bifida”. Doppiamo uno spigolo e troviamo una bacheca che ci ricorda i luoghi degli scontri. Qui viene anche ad unirsi la traccia che scende dal Piccolo Settsass. Siamo ormai sotto le eleganti pareti finali, intravediamo il Forte Intra i Sass e la strada del Valparola. Risaliamo un breve canalino attrezzato dove convogliano le acque sorgive, il bel pratone successivo saltando gli scoli e i pantani e al bivio con il sentiero 24, costeggiamo il laghetto guadagnando la macchina (ore 2,45 dalla cima).

Tempo totale per salire la cima e chiudere l’anello del Settsass, ore 7,00 (compresa la visita alle opere di guerra).