CIMA SFORNIOI NORD




24/08/08 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 3,00
ore 5,00
m. 882
EE 1°sup.
Tabacco foglio 25


Difficile non rimanere affascinati dal Gruppo del Bosconero quando si visita la prima volta. Vien voglia di tornarci, di girarlo in lungo e in largo e di salire le sue cime, accessibili escursionisticamente. Lo Sfornioi Nord è compreso fra queste. Dalla sua vetta, facoltativa, o anche semplicemente dalla cengia che quasi perimetra l’intero castello finale, si aprono grandiose inquadrature che non dimenticheremo, sul Gruppo del Bosconero e su tutto l’arco dolomitico circostante. Meta imperdibile per l’escursionista e lo testimonia la traccia sempre molto battuta. Un’ ascesa veloce e neanche tanto faticosa, disegnata per tutti fino ad un primo dosso assai panoramico, dove è stata collocata una croce. La selezione per il proseguimento fin sulla cengia, che corre alla base delle rocce finali, richiede una certa fermezza di piede e il superamento di un paio di gradini sul primo grado. Ulteriore scrematura poi al raggiungimento della vetta. Soprattutto l’attacco da cercare, i primi venti metri esigono se non proprio tecnica, una certa scaltrezza e decisione su rocce apparentemente friabili e subdole (1° superiore poi 1° fino in cima). Istruttivo il panorama verso il Rite, ma la visione paralizzante è quando ci si affaccia dalla Forcella de le Ciavazole sull’anfiteatro del gruppo, con la triade: Sasso di Bosconero, Sasso di Toanella e Rocchetta alta. Sicuramente una delle più belle nelle Dolomiti tutte.

Percorso:in alta stagione, lasciare la macchina al Passo Cibiana (m 1530) è diventata cosa impossibile. Il soprastante museo del Rite, raggiungibile con i bus navetta, richiama un gran numero di persone. Il parcheggio a pagamento è sicuramente pieno e gli altri sono privati, o a tempo (max. 60 minuti) per i clienti che consumano alla Baita Dèona, o si cimentano sul funambolico “Adrenalin Park”. Solo al consumismo dunque e al divertimento artificiale. Niente spazio per chi vuole solo disperdersi nel bosco e nella natura stessa. Allo stato attuale le cose stanno così e sembrano prendere una piega e una direzione discutibile…ci sembra giusto scriverlo. A tal proposito, abbiamo già troppi esempi negativi in altri siti dolomitici. Lasciamo la macchina lungo la strada che porta al Passo dunque, sugli esigui spazi disagevoli cercando di non creare pericolo ed ingombro. Ritorniamo a piedi e passiamo tutto il piazzale parcheggi, proseguendo oltre, lungo la strada chiusa al traffico. Affianchiamo le varie piccole abitazioni (Tabià Dèona) e svoltiamo a sinistra al bivio (indicazioni per sentiero 483, m 1528). Si entra nel bosco. Dopo un paio di tornanti, abbandoniamo la stradina sterrata che prosegue a Casera de la Ronces (481) e prendiamo il sentiero che stacca sulla destra (indicazioni). Fangoso e sdrucciolevole dopo le piogge, per questo rinforzato con i sassi in diversi punti. Segnavia bianco rossi sugli alberi. Arriviamo al crocevia fondamentale (ore 0,50), giusto all’inizio di una prolungata radura: a sinistra continua il sentiero 483 per Forcella Bella, a destra alla Baita Darè Copada e dritti alla Forcella Ciavazole con il 485. Tutti percorsi e destinazioni degni di lodi. Continuiamo sul 485 paralleli ad un rigolo d’acqua, lo passiamo alla base di un erto imbuto roccioso che andiamo a rimontare lateralmente. Il sentiero impenna, una ripida serpentina porta a guadagnare il dolce pendio erboso tra le sponde dello Sfornioi Nord e le Cime de la Pala Anziana. Assecondiamo la traccia fino alla Forcella de le Ciavazole (m 1994, ore 1,20). Finestra sul Bosconero che bisogna assolutamente fotografare. A sinistra ora, si sale il versante settentrionale dello Sfornioi Nord, tra i mughi che più in alto finiscono e cominciano gli omini. A fatica si raggiunge di nuovo lo spigolo rivolto alla Forcella de le Ciavazole e lo seguiamo fino ad un bel punto panoramico dove è piantata una croce (ore 1,50). Questo piccolo dosso fortunato merita comunque la salita dal Passo Cibiana, coloro che proseguono devono affrontare un terreno più impervio, ma sempre alla portata dell’escursionista. Più autonomo e deciso nei movimenti, sicuro sul terreno instabile e delicato. Si è sotto ormai il castello e gli si va incontro, incrociando i primi massi. Attenzione ad un passo esposto sul ripido e franoso versante nord del monte. Superiamo un paio di scalini (1°, bolli rossi) per agguantare finalmente la cengia superiore. La si percorre facilmente verso sinistra, alla base delle rocce terminali. Le aggiriamo in vista del Sassolungo di Cibiana, doppiamo un secondo spigolo portandoci sul lato meridionale con splendida vista sullo Sfornioi di Mezzo. Senza raggiungere i Due Gendarmi (curiosi obelischi che si alzano paralleli sul filo di cresta), ci fermiamo prima ad una finestra e qui cominciamo ad arrampicare. Non è segnalata, solo dopo aver superato il primo cono di roccia, scopriamo il primo dei numerosi omini, che ci accompagnano in vetta. Sono un centinaio di metri più delicati che difficili, superato il cono e la seguente lama esposta (1°sup.), si raggiunge una cengia facile dove occorre prudenza. La seguiamo ad est con qualche spostamento sul friabile (sempre omini, qui converge la variante che sale dal versante opposto con le medesime difficoltà). Saliamo un canalino sul primo grado e arriviamo in cima camminando (m 2410, ore 3,00).

Tempo totale salita ore 3,00.
Dislivello salita m 882.


Ritorno:Un paio d’ore per la discesa.

N.B.: se non si vuole affrontare la scalata finale, il sentiero che cinge il castello offre lo stesso vedute spettacolari in tutte le direzioni. Obbligatorio raggiungere il vertiginoso ma facile promontorio panoramico, sul fianco orientale dello Sfornioi di Mezzo (tracce di sentiero).