MONTE MIESNA




Mercoledì 25/02/2009 da solo




Tempo salita :
Percorso intero :
Dislivello salita :
Impegno :
Carta 1/25.000 :
ore 2,00
ore 5,00
m. 433
T-E
LagirAlpina 04


Sentinella che chiude a sud la piana di Feltre. Lascia passare il fiume Piave e il fiume Sonna che lo hanno modellato nel tempo e più recentemente anche due strade di collegamento col trevigiano. Conosciuto e famoso il Santuario dei SS. Vittore e Corona, posto sul suo prolungamento occidentale, quasi in corrispondenza all’opposto spigolo che scende dal Monte Tomatico. Domina quella specie d’insaccatura chiamata La Chiusa e non a caso fortificato nel medioevo. Fu la Serenissima a smantellarne le mura difensive, restituendo al Santuario l’originaria funzione religiosa. La posizione di questo sito, ma soprattutto la sua storia e la bellezza dei suoi interni ne fanno meta a se. Ai credenti e agli storici dunque, ma anche a tutte le persone che avvicinatesi, avvertiranno e godranno della sua magica atmosfera. La conseguente salita al Miesna peraltro facile e panoramica nel suo procedere, riempie e completa la giornata del visitatore. Va subito detto che la cima è invasa dagli alberi, allo stato attuale, coprono gran parte della visuale sminuendo così la gioia della conquista. Ma ci si arriva già appagati, transitando serenamente lungo quelle casere appena sotto i colletti finali, tra alberi secolari che non si vedono dappertutto e a poca distanza dai dirupi che s’intuiscono e non spaventano.

Percorso:parcheggiamo la macchina ai piedi della scalinata o con un altro ripido tornante direttamente sul cortile dell’edificio (m 341, tre chilometri da Feltre). Sono in corso lavori di restauro e ristrutturazione, guadagniamo lo stesso il prato sulla sinistra. Una discreta traccia s’infila tra le piante (qualche segno giallo) e arriva presto ad un balcone privilegiato che invita alla sosta. In piano ora, lungo il versante rivolto al Tomatico, puntiamo una svolta dalla quale è possibile raggiungere a sinistra, il cocuzzolo che sovrasta il Santuario stesso. Richiede pochi minuti ma la vista non è libera dagli ostacoli. Torniamo alla svolta e continuiamo sull’opposto crestone che porta sul Miesna. Qualche metro anche sul versante del Piave e saliamo infine sul sommo prativo con sempre maggior entusiasmo. Impressionante l’esposizione sopra il Torrente Sonna. I rumori del traffico arrivano portati dal vento, ancora non siamo abbastanza in alto. La dorsale si allarga. I prati puliti dalle pietre, che si vedono ammassate qua e là, ricordano i tempi andati quando si saliva per la fienagione. Raccordiamo sulla stradina bianca che parte da Cellarda. Notiamo una Madonnina, un tavolo e poco distante una casetta privata (m 510 circa, ore 1,00). Seguiamo la strada, anche cementata, ma approfittiamo ben presto di una lunga scorciatoia tra rovi che riescono a sciogliere le stringhe degli scarponi. Sbuchiamo di nuovo sulla strada e subito imbocchiamo una seconda scorciatoia che porta ad una bella radura nel bosco. Luogo bucolico e rassicurante, ci danno il benvenuto un paio di edifici ristrutturati e la sosta è d’obbligo (Casa dell’Amicizia, ore 1,30). Con un largo giro vi arriva anche la solita strada bianca che seguiamo a ritroso fino ad un bivio. Saliamo l’altra direttrice fino ad uno spiazzo, dove sorgono altre due casere impreziosite da alberi secolari. Belli davvero. Ancora avanti duecento metri e notiamo il sentierino a sinistra che va a coprire gli ultimi passi alla cima del Monte Miesna (m 774, ore 2,00).

Tempo totale salita ore 2,00.
Dislivello salita m 433.


Ritorno:la stradina bianca discende il versante orientale del monte e fuoriesce dal bosco nei pressi delle case di Cellarda. Prima di convergere verso la macchina, visitiamo il “Vincheto di Celarda”: una riserva naturale biogenetica di popolamento animale, come scrivono sulle bacheche e zona umida di valore internazionale. Area palustre con numerose risorgive e laghetti stagnanti dove le nebbie e le piogge sono frequenti (ore 3,00).